La drammatica scomparsa di un atleta sloveno, esperto base jumper di 39 anni, ha scosso la comunità sportiva e le località della Val di Ledro e del Lago di Garda.
La tragedia si è consumata lungo la parete verticale di Capi, un punto panoramico e allo stesso tempo insidioso, noto per la sua conformazione rocciosa a strapiombo.
Il lancio, apparentemente ordinario, si è trasformato in un evento fatale quando l’atleta, in fase di dispiegamento della vela, ha impattato violentemente contro la parete rocciosa, rimanendo sospeso a una quota vertiginosa, circa 600 metri sopra il livello del lago.
L’allarme è giunto immediatamente da numerosi testimoni, allertati dalla vista anomala della vela incastrata sulla parete.
La Centrale Unica di Emergenza ha attivato un complesso piano di soccorso, richiedendo l’immediato intervento dell’elicottero del 118 e delle squadre di soccorso alpino delle Stazioni di Val di Ledro e Riva del Garda.
La sfida per l’equipaggio dell’elicottero era complessa: individuare con precisione la posizione del base jumper, tenendo conto della conformazione impervia del terreno e del potenziale pericolo rappresentato dal vento.
Una volta localizzata la vela, un tecnico di elisoccorso è stato calato con il verricello, raggiungendo una posizione sicura, distante dalla zona dell’impatto, per evitare che la movimentazione d’aria potesse innescare una precipitazione improvvisa.
Il soccorritore, con estrema cautela, ha provveduto ad allestire un ancoraggio sicuro e si è calato lungo la parete, raggiungendo il base jumper.
Purtroppo, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano; il medico presente sul posto ha dovuto constatarne il decesso.
La sua esperienza, le sue abilità, non sono state sufficienti a superare la forza di gravità e l’imprevedibilità di un errore in una disciplina estrema come il base jumping.Dopo la constatazione del decesso, e ottenuta l’autorizzazione delle autorità competenti, il corpo del base jumper e la sua attrezzatura sono stati assicurati e recuperati con l’ausilio dell’elicottero.
Successivamente, altre due squadre di soccorso alpino sono state calate in parete per fornire supporto logistico e per contribuire alle operazioni di recupero della salma e del materiale.
L’intervento, lungo e delicato, si è concluso nel tardo pomeriggio, lasciando un velo di tristezza e riflessioni sulle responsabilità intrinseche ad attività così rischiose, e sulla necessità di bilanciare la passione per l’avventura con il rispetto per la sicurezza.
L’episodio sottolinea la vulnerabilità umana di fronte alla potenza della natura e l’importanza di una preparazione meticolosa e di una valutazione accurata dei rischi in ogni singolo lancio.

