Il tragico evento sulla Cima Vertana, che ha causato la perdita di cinque vite umane, solleva cruciali interrogativi sulla dinamica delle valanghe a lastroni e sulle complesse interazioni tra meteorologia, morfologia del terreno e caratteristiche del manto nevoso.
L’analisi di Valanghe.
report dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino evidenzia come una combinazione di fattori abbia favorito la genesi di questa valanga, una distaccazione di neve asciutta di dimensioni medie (classificazione 2) che ha avuto origine a circa 3460 metri di quota.
Il lastrone, stimato in circa 20 centimetri di spessore e sviluppatosi su un pendio con una pendenza massima di 45 gradi, rappresenta la manifestazione superficiale di un problema molto più profondo: la stratificazione interna del manto nevoso.
La formazione di questo lastrone è il risultato di un processo evolutivo che ha visto la neve fresca, esposta all’azione combinata del vento e di flussi d’aria umida, consolidarsi in uno strato superficiale compatto.
La chiave per comprendere questo fenomeno risiede nel concetto di metamorfismo costruttivo.
In ambienti alpini di alta quota, soprattutto in pendii riparati e in prossimità di ghiacciai, la neve fresca può persistere anche in autunno, soggetta a trasformazioni complesse.
Le notti serene favoriscono il metamorfismo costruttivo: i cristalli di ghiaccio, inizialmente poco coesi, si ricristallizzano formando strutture sfaccettate e più stabili, ma questo processo può anche portare alla formazione di un manto nevoso interno fragile e suscettibile a distacco.
Al contrario, episodi di pioggia a quote elevate o temperature miti possono provocare scioglimenti superficiali, creando uno strato di acqua che, ghiacciando, forma una crosta rigida.
La successione di questi eventi genera quello che viene definito “Krustensandwich” (letteralmente “sandwich di croste”) – un problema valanghico particolarmente insidioso, caratterizzato da strati deboli persistenti che possono rimanere attivi per settimane o addirittura mesi.
Le rilevazioni delle stazioni meteorologiche confermano la presenza di queste condizioni climatiche, e un’indagine diretta del manto nevoso sul ghiacciaio dello Stubai ha rivelato la stratificazione tipica del “Krustensandwich”.
L’estensione dell’area di distacco visibile nell’immagine della valanga suggerisce che il lastrone e lo strato debole sottostante erano diffusi su un’ampia superficie, indicando un problema di strati deboli persistenti radicato nel manto nevoso del ghiacciaio, esposto al vento prevalentemente da nord.
La complessità di questi processi evidenzia l’importanza cruciale di una costante monitoraggio delle condizioni meteorologiche, della valutazione del manto nevoso e della formazione di chi opera in ambiente alpino.

