La drammatica sproporzione tra la domanda e l’offerta di strutture di accoglienza notturna per donne in Trentino espone una profonda inadeguatezza del sistema di supporto sociale, un’incapacità istituzionale che si traduce in un’urgente emergenza umanitaria.
Ventiquattro donne in attesa, di fronte a una disponibilità complessiva di quaranta-sei posti nella provincia, in un contesto di circa ventisette-milioni di abitanti femminili, rivela una frattura incolmabile tra le promesse di welfare e la realtà vissuta da chi si trova ai margini della società.
Questa diseguaglianza non è un dato neutro, ma un fallimento etico e politico che lo Sportello Casa per Tutti e l’Assemblea Antirazzista di Trento denunciano con veemenza.
La reazione della Provincia di Trento, che invoca un presunto “effetto richiamo” per giustificare questa carenza, appare come un tentativo vergognoso di eludere la responsabilità.
Come può esserci un’attrazione, un desiderio, nel vivere in condizioni di estrema marginalità? Quale fascino può avere la precarietà, il rischio di violenza, la mancanza di igiene e di sicurezza? Sottoporre le donne a tali condizioni, privandole di un riparo dignitoso e dei servizi essenziali, è un’offesa alla loro umanità e una violazione dei diritti fondamentali.
Questa situazione non è un fenomeno inspiegabile o un evento casuale.
È il prodotto diretto di scelte politiche errate e di una gestione inefficiente delle risorse, che hanno trascurato i bisogni delle persone più vulnerabili.
L’amministrazione provinciale è accusata di celare la propria inazione dietro un velo di comunicati propagandistici, mentre il Comune si allinea passivamente alle sue scelte.
La consigliera provinciale Lucia Coppola, con la sua interrogazione a metà ottobre, solleva questioni cruciali, chiedendo conto del numero di donne escluse dal sistema di accoglienza e delle misure concrete che la Provincia intende adottare per garantire un’ospitalità dignitosa e continuativa.
Le strutture esistenti, Casa della Giovane e Casa Paola, si dimostrano insufficienti e inadeguate, soprattutto quest’ultima che, pur offrendo un dormitorio notturno, lascia le ospiti esposte a rischi considerevoli nelle ore successive.
È imperativo superare la logica del paternalismo e dell’assistenzialismo per abbracciare un approccio basato sui diritti e sulla partecipazione attiva delle persone coinvolte.
Si richiede un ripensamento radicale delle politiche sociali, con un aumento significativo degli investimenti nel settore dell’accoglienza e un rafforzamento dei servizi di supporto per le donne senza dimora.
La dignità umana non può essere un concetto astratto, ma un diritto garantito a tutti, senza distinzioni.
La Trentino deve assumersi la responsabilità di proteggere i propri cittadini più fragili, restituendo loro la speranza e la possibilità di una vita più sicura e dignitosa.

