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Udine, aggressione a giornalista: ferita la democrazia.

La cronaca degli eventi di ieri sera a Udine si dipinge con i colori della violenza ingiustificata, una ferita alla democrazia che ha colpito anche Elisa Dossi, giornalista di Rainews, e la sua troupe.

Oltre alla diretta lesione fisica, un ematoma alla gamba che fortunatamente non ha compromesso strutture ossee, l’episodio rivela una frattura profonda nel tessuto sociale, un’escalation di rabbia che ha travolto la pacifica iniziativa di protesta pro Pal.
Dossi, nel ricostruire la serata, sottolinea come l’atmosfera iniziale fosse permeata da un senso di partecipazione civile.
La presenza di un novantiduenne, ex sindaco e testimone della resilienza udinese post-terremoto, simboleggiava l’impegno e la continuità generazionale nella costruzione di una comunità coesa.
Tuttavia, questa immagine idilliaca si è incrinata quando una frangia di manifestanti, animata da un’aggressività inaspettata, si è distaccata dal corteo principale, convergendo con le forze dell’ordine in un confronto teso e pericoloso.

La giornalista descrive con precisione la graduale degenerazione della situazione: l’iniziale lancio di petardi e fumogeni, la risposta con l’idrante, un elemento che, pur volto a disperdere la folla, ha contribuito ad accrescere la tensione.

La scelta di Dossi e della sua troupe di posizionarsi dietro l’idrante e le forze dell’ordine, in prossimità degli altri giornalisti, evidenzia la volontà di continuare a documentare gli eventi nel modo più sicuro possibile, ma non ha impedito che la violenza si abbattesse su di loro.

Il trasferimento dei manifestanti violenti verso il parco ha segnato il punto di non ritorno.
La pioggia di oggetti contundenti – rami, pezzi di albero, sassi di dimensioni notevoli – ha trasformato la protesta in un atto di aggressione indiscriminata.

La giornalista, in diretta, ha cercato di raccontare la drammatica escalation, mentre il suo operatore, Davide Albini Bevilacqua, riportava una grave ferita al viso.
Anche un carabiniere, incaricato della scorta dei giornalisti, è rimasto vittima della furia dei manifestanti, riportando una ferita alla tempia.

L’episodio mette in luce non solo la gravità dei gesti violenti, ma anche la vulnerabilità di chi, come i giornalisti, si trova a documentare eventi di questo genere.

La necessità di raccontare la realtà, di garantire il diritto all’informazione, si scontra con i rischi connessi alla copertura di manifestazioni spesso caratterizzate da un’alta carica emotiva e, talvolta, da comportamenti irrazionali e pericolosi.

La pronta assistenza ricevuta tramite l’ambulanza e il successivo ricovero in pronto soccorso rappresentano un sollievo immediato, ma non cancellano il disagio e la preoccupazione per il futuro, per la fragilità delle istituzioni democratiche e per la capacità di dialogo e confronto civile che deve animare una comunità.
L’episodio udinese, purtroppo, è un campanello d’allarme.

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