L’ennesimo tentativo di riaprire la ferita della Valdastico Nord-A31 scatena l’immediata reazione del Coordinamento No Valdastico, che con voce ferma, quella di Pietro Zanotti, chiede una netta inversione di rotta.
L’annuncio del Presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, di voler perseguire la realizzazione dell’opera, pur con una diversa localizzazione, è percepito come un atto di ostinazione miope, un’incompatibilità stridente con le direttive di un’era che impone una transizione verso la mobilità sostenibile.
Le motivazioni del Coordinamento vanno ben oltre una semplice opposizione ideologica.
Si tratta di un’analisi lucida e puntuale che evidenzia come la Valdastico rappresenti un anacronismo in un contesto globale che esige scelte coraggiose e lungimiranti.
Innanzitutto, la costruzione di una nuova autostrada si pone in diretta contraddizione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di tutela del capitale naturale, principi cardine delle politiche ambientali contemporanee.
Non si tratta solo di mitigare gli impatti, ma di evitare che essi si verifichino, indirizzando gli investimenti verso soluzioni alternative.
In secondo luogo, l’opera non promette alcuna diminuzione del traffico veicolare.
L’esperienza dimostra che la costruzione di nuove infrastrutture autostradali, lungi dal risolvere il problema, tende a generare un fenomeno di “indotto” che incentiva l’utilizzo dell’auto privata, vanificando gli sforzi per promuovere il trasporto pubblico e la mobilità dolce.
Si creerebbe, in sostanza, un circolo vizioso che alimenterebbe la congestione e l’inquinamento.
Infine, e non meno importante, l’impatto ambientale sarebbe devastante.
L’arteria stradale, attraversando un territorio fragile e delicato dal punto di vista idrogeologico, rischierebbe di alterare irreversibilmente l’assetto naturale, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per le comunità locali e per l’ecosistema montano.
Si andrebbe a compromettere la resilienza del territorio di fronte agli eventi estremi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.
La portavoce del Coordinamento, Giuliana Speranza, sottolinea con forza un’omissione gravissima: l’assenza di un Piano di Mobilità Sostenibile (PMS) in Trentino.
Una legge del 2017 imponeva l’elaborazione di tale piano, un documento strategico che dovrebbe definire le priorità e le azioni per un sistema di mobilità efficiente, equo e rispettoso dell’ambiente.
Il silenzio che avvolge questo processo è interpretato come una chiara dimostrazione di una volontà politica sorda alle esigenze del territorio.
Il progetto di raddoppio delle carreggiate della SS47, annunciato dalla Giunta provinciale, è visto come un ulteriore indizio di un approccio miope, che sacrifica la sostenibilità sull’altare di una logica di sviluppo obsoleta.
Zanotti evidenzia come questo intervento, di per sé, renda ancora più inconsistente la giustificazione per la realizzazione della A31.
L’attenzione non deve però essere focalizzata unicamente sulla negazione.
Il Coordinamento No Valdastico promuove attivamente un modello alternativo, basato sull’investimento in infrastrutture ferroviarie.
L’elettrificazione della rete ferroviaria, unitamente alla riduzione dei tempi di percorrenza e al completamento dell’elettrificazione stessa, rappresenterebbe una vera opportunità per decongestionare le strade e offrire una soluzione di trasporto efficiente e a basso impatto ambientale.
Si tratta di una visione di futuro che mette al centro le persone e il territorio, abbandonando la logica del “più asfalto” per abbracciare quella della mobilità condivisa e sostenibile.

