L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur rappresenta una sfida cruciale per l’agricoltura italiana, e in particolare per quella trentina e altoatesina, dove Coldiretti si oppone con fermezza a un modello che non garantisca reciprocità nelle normative.
La posizione di Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, è chiara: si tratta di un vantaggio per le multinazionali, in primis quelle chimiche tedesche come Bayer e Basf, che vedrebbero agevolata l’esportazione di prodotti fitosanitari vietati in Europa, potenzialmente reintrodotti nella dieta dei consumatori attraverso importazioni privilegiate.
L’aumento dei controlli proposto dalla Commissione Europea, sebbene accolto con una certa cautela, appare insufficiente.
Un incremento del 33% da una media già ridotta al 3% porta a un dato del 4%, un margine ancora troppo ampio per minimizzare i rischi per la salute pubblica e per la salvaguardia del lavoro agricolo europeo.
Coldiretti rivendica, con forza, la necessità di trasferire la sede dell’Autorità doganale europea a Roma, riconoscendo il ruolo primario dell’Italia nella sicurezza alimentare, un primato che impone una maggiore vigilanza e un controllo più rigoroso.
Per Coldiretti, l’urgenza è quella di un sistema di controlli capillare, esteso al 100% dei prodotti provenienti dal Mercosur e da aree considerate a rischio.
Questa misura si configura come un baluardo imprescindibile per la tutela della salute dei cittadini e per l’applicazione di standard regolatori equivalenti a quelli europei.
Oltre alla necessità di controlli più stringenti, Coldiretti pone l’accento sull’importanza della trasparenza.
L’etichettatura chiara e dettagliata del Paese di origine su ogni prodotto alimentare è fondamentale per consentire ai consumatori di fare scelte consapevoli e per proteggere il vero Made in Italy da imitazioni e distorsioni della concorrenza.
Si richiede, quindi, l’abrogazione della regola che determina l’origine sulla base dell’ultima trasformazione, una pratica considerata ingannevole e dannosa per le filiere agroalimentari italiane.
Coldiretti si impegna a sostenere i propri associati con azioni di mobilitazione e presidi alle frontiere, come già dimostrato nelle proteste contro l’importazione di carne, prosciutti e ortofrutta.
La battaglia per un commercio equo e sostenibile, che metta al centro la salute dei cittadini e la salvaguardia del lavoro agricolo, continua con determinazione.

