L’agricoltura italiana, pilastro dell’identità nazionale e cruciale per la sicurezza alimentare europea, si trova sull’orlo di una crisi strutturale a causa delle proposte di revisione dei finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC) avanzate dalla Commissione Europea.
Un recente studio Coldiretti/Censis rivela un’opposizione diffusa tra i cittadini italiani a queste misure, indicando un’opinione pubblica sempre più consapevole del valore strategico del settore primario.
Il sentimento positivo è particolarmente forte in Trentino Alto Adige, dove una stragrande maggioranza (78%) percepisce l’agricoltura come uno strumento essenziale nella lotta al cambiamento climatico, e il 73% la considera una leva per l’occupazione giovanile.
Questi dati rispecchiano una tendenza nazionale, dove il 70% dei cittadini si oppone fermamente a una riduzione così significativa dei fondi destinati all’agricoltura.
La nuova proposta di finanziamento della PAC, se approvata, comporterebbe una diminuzione delle risorse per l’Italia fino a 31 miliardi di euro, un taglio netto del 22% rispetto al ciclo di programmazione precedente.
Questa riduzione, pari a 8,7 miliardi di euro, incide profondamente sul futuro delle aziende agricole italiane, privandole di risorse vitali per l’innovazione, la sostenibilità e la competitività.
Il rischio è quello di relegare l’agricoltura a una fetta marginale del bilancio europeo, riducendola al 14% rispetto al 30-35% del passato.
Le conseguenze di un tale taglio si estenderebbero ben oltre l’economia agricola.
La progressiva diminuzione della produzione agricola europea, inevitabile in assenza di adeguati investimenti, costringerebbe ad un aumento delle importazioni da Paesi terzi, spesso caratterizzati da standard di sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e diritti dei lavoratori inferiori rispetto a quelli europei.
L’analisi Coldiretti, basata sui dati del sistema di allerta rapida alimentare (RASFF), ha evidenziato un aumento preoccupante di allarmi alimentari legati a prodotti importati: oltre duemila solo nei primi nove mesi del 2025, a causa di residui di pesticidi, sostanze cancerogene e contaminazioni batteriche.
Questa situazione mette a rischio la salute dei consumatori europei e mina la fiducia nel sistema alimentare.
Di fronte a questa minaccia, le associazioni agricole, con il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi in prima linea, si apprestano a un’intensa attività di lobbying presso gli Stati membri e il Parlamento Europeo, chiedendo un’inversione di rotta.
La strategia si basa sulla constatazione che le principali potenze mondiali stanno rafforzando il sostegno alle proprie filiere agricole, mentre l’Unione Europea sembra perseguire una politica economica regressiva, destinata a favorire la concorrenza sleale da parte di paesi come la Cina e a compromettere la sopravvivenza di interi settori produttivi europei.
La difesa dell’agricoltura italiana e europea non è solo una questione economica, ma un imperativo per la tutela della salute pubblica, la salvaguardia del territorio e la garanzia di un futuro sostenibile per le generazioni a venire.
L’urgenza della situazione richiede un impegno corale e una visione strategica che superi gli interessi immediati, ponendo al centro il benessere dei cittadini e la prosperità del continente.

