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Trentino: modello virtuoso per la spesa farmaceutica

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Lupo in Lessinia: Abbattimento e Futuro della Coesistenza.

La recente abbattimento di un lupo nella Lessinia, a seguito di episodi di predatore su bestiame, solleva una questione cruciale e urgente: la tenuta del modello di convivenza tra uomo e fauna selvatica in Trentino e, più ampiamente, in Italia.
Il Wwf Italia esprime la sua profonda inquietudine, non solo per l’atto in sé, ma per il significato simbolico che esso riveste all’interno di una gestione del conflitto sempre più tesa e, a suo avviso, profondamente fallace.
L’approccio prevalente, che ricorre all’abbattimento come risposta immediata, appare miope e dannoso.
Dietro la logica apparentemente pragmatica di ridurre i danni all’allevamento si cela una mancata comprensione dell’ecologia complessa che regola le popolazioni di grandi carnivori.
L’eliminazione di uno o due individui all’interno di un branco, come nel caso della Lessinia, è un intervento superficiale, destinato a produrre effetti limitati nel breve termine e ad acuire il problema nel lungo periodo.
I lupi sono animali territoriali e la loro scomparsa può portare a ripopolamenti da parte di nuovi individui, spesso più aggressivi e meno abituati alla presenza umana.

Il Wwf Italia ribadisce con forza che il lupo è una specie protetta a livello nazionale ed europeo, e che l’abbattimento deve rappresentare l’ultima risorsa, da attuarsi solo in casi estremi e nel rispetto rigoroso delle normative, in particolare della Direttiva Habitat.

Questa direttiva impone, prima di ogni intervento di abbattimento, l’esaurimento di tutte le misure alternative di prevenzione e mitigazione.

Nel caso della Lessinia, come evidenziato anche dall’Ispra, la prevenzione avrebbe potuto essere significativamente migliorata.

Si tratta di investire in recinzioni elettrificate, sistemi di pastorizzazione notturna, tecniche di allevamento meno vulnerabili, e programmi di monitoraggio e gestione delle popolazioni di ungulati, che costituiscono la principale fonte di cibo per i lupi.
La soluzione non risiede nel contrasto violento, ma nella costruzione di un modello di coesistenza basato sulla conoscenza scientifica, la trasparenza e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: istituzioni, allevatori, associazioni ambientaliste e comunità locali.

È necessario un cambio di paradigma, che abbandoni la logica della reazione immediata a favore di un approccio proattivo e di lungo termine.

Ciò implica un investimento significativo di risorse economiche e umane, nonché un forte impegno politico a favore della conservazione della biodiversità e della sostenibilità del territorio.
L’episodio della Lessinia, unitamente a quello verificatosi in Val Venosta, rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
La protezione del lupo non è solo un obbligo legale, ma anche un investimento nel futuro del nostro ambiente e della nostra società.

Ignorare questo principio significherebbe condannare il territorio a un ciclo infinito di conflitto e degrado.

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