L’assenza di un tradizionale appuntamento con le celebrazioni pre-natalizie del Consiglio provinciale di Bolzano e Bressanone desta particolare attenzione quest’anno.
Il vescovo Ivo Muser, figura storica di riferimento per la comunità, ha scelto di rinunciare alla partecipazione, una decisione che segna un significativo cambiamento nelle dinamiche istituzionali locali.
La comunicazione, formalizzata sia per via scritta che in un incontro diretto con il presidente del Consiglio provinciale, Arnold Schuler, riflette una volontà di distanziamento in seguito a un delicato e complesso episodio che ha infiammato il dibattito politico-religioso.
L’evento scatenante è la controversia legata alla nomina e successiva revoca di don Giorgio Carli, vicenda che ha esposto il Consiglio provinciale a un intenso scrutinio pubblico.
La decisione del vescovo Muser, come esplicitamente riferito da Schuler al Dolomiten, appare come una ponderata valutazione delle circostanze: la sua presenza, in questo frangente, risulterebbe inopportuna, potenzialmente distorcendo il significato delle celebrazioni e alimentando ulteriormente le tensioni.
Questa rinuncia non è un mero atto di cortesia o di protocollo, bensì una chiara manifestazione di preoccupazione per il clima di confronto all’interno del Consiglio e, più ampiamente, per la percezione pubblica della sua azione.
Essa sottolinea la crescente difficoltà di conciliare il ruolo istituzionale della Chiesa con le dinamiche politiche e i dibattiti pubblici, evidenziando la necessità di un dialogo più costruttivo e trasparente.
La scelta di sostituire il vescovo con un’altra personalità di spicco rappresenta una sfida per il Consiglio provinciale.
Non solo si ricerca un oratore in grado di esprimere messaggi di speranza e unità in un momento cruciale dell’anno, ma si cerca anche un simbolo che possa contribuire a sanare le fratture e a ripristinare un clima di fiducia.
La ricerca di questa figura, quindi, assume un significato ben più ampio di una semplice sostituzione formale, incarnando l’auspicio di una rinnovata armonia e di un futuro più sereno per la comunità altoatesina.
Il gesto di Muser, in ultima analisi, pone l’accento sulla responsabilità condivisa di tutte le istituzioni nel promuovere un dibattito pubblico rispettoso e costruttivo, fondato sulla trasparenza e sulla ricerca del bene comune.









