La crisi che attanaglia il sistema sanitario trentino si acuisce, manifestandosi in un intreccio complesso di inefficienze gestionali, guasti tecnologici e crescenti disagi per i cittadini.
La situazione, lungi dall’essere una mera somma di inconvenienti, rivela una profonda frattura nelle strategie di governance e una preoccupante delegittimazione delle figure apicali.
Il collasso del CUP (Centro Unico di Prenotazione) rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema malato.
I consiglieri provinciali del PD, Paolo Zanella e Alessio Manica, sollevano dubbi irrisolti sulla responsabilità dell’assessorato e dell’azienda sanitaria, interrogandosi apertamente sulla possibilità di atti di responsabilità da parte dei vertici.
L’impatto sui pazienti è drammatico: liste d’attesa dilatate, appuntamenti persi, e la frustrazione di chi, in molti casi, necessita di cure urgenti.
A questa emergenza si aggiungono problemi strutturali più ampi.
L’introduzione del nuovo SIO (Sistema Informativo Ospedaliero) nei Pronto Soccorso si è rivelata problematica, culminando in un crash di due giorni che ha paralizzato l’attività.
Anche il software di gestione del laboratorio, storicamente affidabile, ha subito un’inaspettata interruzione, evento mai verificatosi in precedenza.
Questi episodi, sommati ai continui guasti alle apparecchiature radiologiche, dipingono il quadro di un sistema gravato da obsolescenza tecnologica e da una carenza cronica di manutenzione preventiva.
L’insofferenza di Mario Tonina, responsabile della Sanità trentina, emerge come ulteriore elemento di crisi.
Tonina, secondo quanto riferito, desidererebbe un cambio di vertice, un intervento drastico per invertire la rotta.
Tuttavia, la sua iniziativa si scontra con la ferma opposizione del Presidente Fugatti, che si è schierato a difesa del Direttore Generale, in un’apparente impasse che immobilizza l’azione amministrativa.
La dinamica tra Fugatti e Tonina evidenzia una profonda divergenza di vedute sulla gestione dell’azienda sanitaria, un conflitto che si riflette negativamente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
I consiglieri del PD esprimono la preoccupazione che la priorità del Presidente sia la salvaguardia della propria posizione e non il bene comune.
L’immobilismo dell’assessore, sospettano, deriva da una eccessiva deferenza nei confronti del Presidente, a scapito della propria autonomia decisionale.
La questione sollevata dai consiglieri del PD non è semplicemente una critica alla singola gestione, ma un’indagine più ampia sulla natura del potere e sulla responsabilità politica.
Un assessore delegittimato, incapace di incidere sulle scelte strategiche, si trasforma in un mero esecutore, compromettendo la sua credibilità e la sua capacità di operare efficacemente.
La richiesta implicita è chiara: è necessario un atto di coraggio, una presa di coscienza dei limiti attuali e l’apertura a soluzioni innovative, anche a costo di mettere in discussione equilibri precari e posizioni consolidate.
La sanità trentina, al di là delle polemiche e delle accuse reciproche, ha urgente bisogno di un cambio di passo, di una leadership capace di ascoltare le istanze dei cittadini e di agire con determinazione e lungimiranza.










