Il biatleta norvegese Johan-Olav Botn, straziato dalla perdita improvvisa del compagno di squadra e amico Sivert Guttorm Bakken, ha annunciato la sua intenzione di onorare la memoria del defunto proseguendo la sua carriera agonistica.
La scomparsa di Bakken, avvenuta tragicamente durante un ritiro pre-olimpico a Lavazè, in Trentino, ha lasciato un vuoto incolmabile, ma ha anche forgiato in Botn una nuova, profonda motivazione.
“Se dovessi perdere la spinta a competere, avrei il sentore di aver tradito Sivert”, ha dichiarato Botn in un’intervista a Tv2, rivelando il peso emotivo che lo spinge ad andare avanti.
Il 26enne ha ripercorso con dolore il mattino del 23 dicembre, quando la routine quotidiana si è trasformata in un incubo.
L’appuntamento alle 9:00 per una sessione di sci si è concluso con una scoperta sconvolgente: Bakken, privo di vita, nella sua stanza d’albergo.
“Recuperare le chiavi e l’attrezzatura si è trasformato in un momento di pura angoscia”, ha raccontato Botn, descrivendo l’esperienza come un evento traumatico capace di congelare la percezione del tempo e di scatenare un istintivo tentativo di soccorso, vanificato dalla tragicità della situazione.
La perdita ha lasciato una cicatrice profonda, che Botn sta affrontando con il supporto di uno psicologo.
“Queste immagini rimarranno impresse nella mia mente, e so che dovrò convivere con esse per il resto della mia vita,” ha ammesso, evidenziando la necessità di elaborare il trauma e trovare meccanismi di resilienza.
La perdita ha risvegliato in lui una riflessione più ampia sul significato della competizione e sul ruolo dell’atleta nel contesto umano, trascendendo la mera ricerca della performance.
Interpellato sull’utilizzo di tecnologie avanzate come maschere ipobariche e tende ipobariche, strumenti sempre più diffusi per ottimizzare l’allenamento in altitudine, Botn ha sottolineato la loro legittimità all’interno del panorama sportivo.
“L’uso è permesso e diffuso da molti anni”, ha precisato, ribadendo l’impegno a rispettare scrupolosamente le normative antidoping e la legislazione norvegese.
Nonostante la loro accettata praticità, Botn ha specificato di non aver mai fatto ricorso a tali metodi, preferendo un approccio all’allenamento più tradizionale, forse in segno di rispetto per i valori che condivideva con Bakken. La sua dichiarazione, in questo contesto, assume una connotazione simbolica, indicando una volontà di mantenere un legame autentico con le proprie radici e con l’integrità della propria disciplina.
Il futuro di Botn, ora, è un percorso segnato dal dolore, ma illuminato dalla determinazione di onorare la memoria di un amico e compagno perduto.

