Case di Comunità: rischio disservizi per il personale sanitario.

La transizione verso le Case di Comunità in Friuli Venezia Giulia, un progetto ambizioso volto a ridefinire l’assistenza sanitaria territoriale, rischia di compromettere la continuità dei servizi essenziali se non accompagnata da un’attenta gestione delle risorse umane.
È questo il fulcro della preoccupazione espressa da rappresentanti del Consiglio Regionale e del Comune di Trieste, che sollecitano un ripensamento delle modalità operative per evitare un depauperamento del personale già impiegato nelle Microaree, pilastri fondamentali dell’assistenza di prossimità.
L’obiettivo dichiarato è quello di creare un sistema sanitario più efficiente e capillare, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini più vulnerabili, spesso anziani o affetti da patologie croniche, con un’offerta di servizi personalizzati e facilmente accessibili.
Tuttavia, il rischio concreto è che la riorganizzazione, se attuata senza un’adeguata pianificazione, si traduca in un trasferimento di personale dalle Microaree alle Case di Comunità, creando vuoti assistenziali e disservizi.

Le Microaree, con la loro consolidata esperienza e la conoscenza approfondita del territorio, rappresentano un patrimonio di competenze e relazioni che non può essere sprecato.

La richiesta non è quella di ostacolare l’evoluzione del sistema sanitario, ma di garantirne la sostenibilità e l’efficacia.
Si invita l’Assessore competente e le aziende sanitarie ad un confronto costruttivo, volto a definire un piano di gestione del personale che eviti lo spostamento indiscriminato di risorse, favorendo invece l’integrazione delle competenze esistenti e l’assunzione di nuovo personale.
È essenziale che la riforma non si configuri come un gioco a somma zero, in cui i benefici per alcuni gruppi di popolazione siano compensati da svantaggi per altri.

Le proposte di rafforzamento dei servizi socio-sanitari di prossimità, precedentemente avanzate attraverso ordini del giorno e emendamenti alla manovra finanziaria, e purtroppo bocciate, testimoniano la consapevolezza della necessità di un investimento mirato nel capitale umano del sistema sanitario.
La crescente domanda di servizi di cura, unita alle già esistenti difficoltà nel reperimento del personale, richiede un intervento urgente e strutturale.

L’analisi critica della situazione, avanzata dai consiglieri comunali, evidenzia come l’attuale infrastruttura sanitaria, composta da quattro distretti e diciotto Microaree, offra una solida base per lo sviluppo di un sistema di assistenza capillare.

Potenziare l’esistente, piuttosto che smantellarlo, rappresenta la via più logica per garantire una transizione fluida e per preservare la continuità dei servizi.

L’obiettivo finale deve essere quello di offrire ai cittadini un sistema sanitario più efficace, equo e capace di rispondere alle loro reali esigenze, senza compromettere la qualità dell’assistenza e la professionalità del personale sanitario.
La discussione in Consiglio Comunale e le sollecitazioni avanzate rappresentano un campanello d’allarme per evitare che la riforma, nata con le migliori intenzioni, si trasformi in una fonte di ulteriori disservizi.

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