La decisione di rinunciare all’alta velocità ferroviaria in Friuli Venezia Giulia, presa circa otto anni fa, rappresenta un’anomalia strategica che rischia di compromettere la posizione geopolitica e logistica della regione.
Questa scelta, innescata da considerazioni politiche e finanziarie del momento, ha in realtà interrotto un segmento cruciale del corridoio paneuropeo Lisbona-Kiev, un’arteria vitale per il trasporto di merci e persone attraverso il continente.
Riconsiderare questa decisione, ora, apparirebbe non solo opportuno, ma quasi imperativo per allineare il Friuli Venezia Giulia alle dinamiche di sviluppo infrastrutturale europeo.
L’esclusione dall’alta velocità non è solo una questione di velocità di percorrenza.
È una questione di capacità: l’alta velocità implica un’infrastruttura più moderna, più efficiente e capace di gestire volumi di traffico significativamente superiori.
La mancata realizzazione di questa infrastruttura limita la competitività della regione, ostacola la sua integrazione nel mercato unico europeo e riduce la sua attrattività per gli investimenti.
Parallelamente, la crescita esponenziale del traffico marittimo che converge verso il porto di Trieste impone una visione strategica orientata all’Est, verso il Far East.
Mentre i collegamenti con l’Atlantico rimangono importanti, è l’Asia che detiene le chiavi di un futuro commerciale florido.
Il porto di Trieste, per mantenere la sua posizione di rilievo, deve emergere come alternativa robusta e affidabile alle rotte atlantiche, un hub logistico privilegiato per i flussi merci provenienti dall’Asia.
In questo contesto, l’India si configura come un partner strategico imprescindibile.
La sua economia in rapida espansione, la sua posizione geografica e il suo crescente interesse per i mercati europei offrono opportunità uniche di collaborazione.
Sviluppare una solida partnership con l’India, rafforzando i collegamenti infrastrutturali tra il porto di Trieste e il subcontinente indiano, significherebbe creare una catena del valore a lungo termine, generando crescita economica e prosperità per la regione.
Questo non implica una rinuncia ai collegamenti occidentali, ma una diversificazione strategica che riduce la dipendenza da un’unica area geografica e rafforza la resilienza del sistema logistico.
La visione di una “nuova Via della Seta” marittima che connette l’India al porto di Trieste, passando per la regione Friuli Venezia Giulia, è un’ambizione che merita di essere perseguita con determinazione, richiedendo investimenti mirati e una forte volontà politica.

