La vicenda dei tedofori per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 continua a generare polemiche e solleva interrogativi profondi sul criterio di selezione adottato dalla Fondazione Milano Cortina.
La motivazione fornita per l’esclusione di Silvio Fauner, ex fondista di fama internazionale e figura di spicco nel mondo dello sport alpino, si configura come una forzatura ideologica, additandolo come “politico” per la sua attuale carica di vicesindaco a Sappada.
Questa definizione, a detta dello stesso Fauner, apprende a una lettura distorta e riduttiva del suo ruolo.
Essere vicesindaco di un piccolo comune, con una lista civica che affonda le radici nella comunità locale, non implica necessariamente un’adesione a ideologie o partiti nazionali.
Si tratta di un impegno amministrativo volto al bene del territorio, distante dalle dinamiche e dalle logiche della politica di alto livello.
L’amarezza di Fauner è ulteriormente amplificata dalla contraddittoria scelta di includere tra i tedofori un consigliere comunale di Siracusa, Ivan Scimonelli.
Questa dissonanza evidenzia la mancanza di coerenza e trasparenza nei criteri di selezione, suggerendo una valutazione arbitraria e potenzialmente influenzata da considerazioni soggettive.
La domanda che emerge è legittima: per Scimonelli, i requisiti di selezione sono applicabili, mentre per Fauner no?La vicenda non si limita a una mera questione di orgoglio personale o di una mancata opportunità.
Essa pone l’attenzione su un problema più ampio: il rischio di politicizzare eventi sportivi che dovrebbero incarnare valori come l’eccellenza, la dedizione, la passione e l’integrazione.
L’utilizzo di categorie politiche per escludere o includere figure di spicco dello sport rischia di compromettere la credibilità dell’organizzazione e di offuscare il significato profondo dell’Olimpiade.
Inoltre, la vicenda solleva interrogativi sulla governance della Fondazione Milano Cortina e sulla sua capacità di gestire eventi di tale portata in modo equo e trasparente.
Un’organizzazione che si prefigge di rappresentare un intero paese non può permettersi decisioni arbitrarie e discriminatorie, che rischiano di alimentare la sfiducia e di danneggiare l’immagine del territorio.
La vicenda di Silvio Fauner, quindi, si configura come un campanello d’allarme, che invita a una profonda riflessione sui criteri di selezione e sulla governance dell’evento olimpico.
È necessario che la Fondazione chiarisca le proprie motivazioni e adotti un approccio più inclusivo e basato sul merito, per garantire che le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 siano un momento di festa e di orgoglio per l’intero paese.








