La scomparsa di Diego Baroni, quattordicenne residente a San Giovanni Lupatoto, ha generato un’ondata di angoscia e mobilitazione che investe l’intera comunità veronese e oltre.
Il 12 gennaio, Diego, diretto a scuola, è svanito nel nulla, innescando un’indagine complessa e delicata coordinata dal procuratore della Repubblica Raffaele Tito, che si concentra inizialmente sull’ipotesi di sottrazione di minore, un quadro che, pur mantenendo un rigoroso riserbo investigativo, lascia intravedere scenari potenzialmente inquietanti.
L’indagine, che si avvale di sofisticate tecniche investigative digitali e collaborazioni con altre forze dell’ordine, esplora la possibilità di un contatto online che abbia manipolato il giovane, inducendolo a spostarsi volontariamente verso Milano.
Questa pista, alimentata dalla natura sempre più pervasiva delle interazioni virtuali nella vita degli adolescenti, solleva interrogativi cruciali sui rischi legati alla sicurezza online, alla vulnerabilità dei minori e alla capacità di discernimento di fronte a presunte amicizie costruite nel cyberspazio.
L’analisi dei dispositivi digitali di Diego, in particolare del suo account Tik Tok, rivela un’attività limitata negli ultimi giorni, caratterizzata dall’accettazione di due nuove amicizie.
La disattivazione del telefono, elemento che aggiunge un ulteriore livello di incertezza, rende più complessa la ricostruzione degli ultimi movimenti del ragazzo e delle sue comunicazioni.
La vicenda, che trascende la sfera del singolo caso di scomparsa, pone l’accento sulla crescente necessità di un’educazione digitale consapevole, mirata a fornire ai giovani gli strumenti per navigare in modo sicuro e critico nel mondo online, riconoscendo potenziali manipolazioni e proteggendo la propria identità.
La fragilità psicologica e la ricerca di accettazione, spesso accentuate dall’adolescenza, possono rendere i giovani particolarmente suscettibili a dinamiche di grooming e ad abusi di fiducia.
La manifestazione popolare che ha visto la partecipazione di oltre duemila persone, con la presenza di venticinque sindaci e figure istituzionali di spicco come il presidente della Provincia, Flavio Pasini, riflette l’unità della comunità nella speranza del ritorno di Diego e nell’esigenza di ottenere risposte chiare.
Il corteo, culminato in un momento di preghiera guidato dal vescovo Domenico Pompili, testimonia la profonda commozione e l’invocazione di una soluzione pacifica e sicura, auspicando che la ricerca di Diego possa presto giungere ad un epilogo positivo, restituendo alla sua famiglia e alla comunità l’affetto di un ragazzo che, troppo presto, è scomparso dalla loro vita.
L’evento sottolinea, inoltre, l’importanza di un forte tessuto sociale e della collaborazione tra istituzioni e cittadini per affrontare emergenze di questa portata, promuovendo un clima di solidarietà e speranza.








