Nel panorama giuridico veneziano, si consolida una tappa significativa nell’inchiesta “Palude”, scandalo che nel luglio 2024 ha gettato un’ombra sulla gestione amministrativa di Ca’ Farsetti, sede dell’amministrazione comunale lagunare.
Renato Boraso, già assessore, ha siglato un accordo con la Procura che prevede una pena sospesa di dieci mesi, da aggiungere alla precedente condanna patteggiata a tre anni e dieci mesi.
Questa somma porta la pena complessiva a un totale di quattro anni e otto mesi, segnando un capitolo cruciale nella complessa vicenda.
La strategia difensiva, affidata all’avvocato Umberto Pauro, mira a una rapida chiusura della contesa giudiziaria, concentrandosi principalmente sulle accuse di turbativa d’asta, inizialmente escluse dalle misure cautelari.
Un altro nodo cruciale riguarda le presunte irregolarità relative alla vendita di Palazzo Poerio Papadopoli, un bene storico di rilevanza strategica per la città.
L’accordo raggiunto tra Boraso e i magistrati Federica Baccaglini e Roberto Terzo necessita ora della ratifica da parte della giudice unico, Claudia Ardita, prevista per il prossimo 22 dicembre.
L’udienza odierna ha visto anche la richiesta di patteggiamento da parte di Carlotta Gislon e della sua società, Mafra srl, oltre che per il dipendente comunale Gianroberto Licori e gli imprenditori Nievo Benetazzo e Jacopo Da Lio, ampliando la platea di soggetti coinvolti nel tentativo di regolarizzazione della posizione giuridica.
La partecipazione del Comune di Venezia e della Città Metropolitana in qualità di parti civili sottolinea la rilevanza dell’interesse pubblico leso, testimoniando l’impatto dello scandalo sull’amministrazione locale.
Resta ora in sospeso la decisione della giudice Ardita riguardo alla costituzione di “Amici del parco”, gruppo che si è offerto come parte civile, la cui ammissibilità è al vaglio del tribunale.
L’inchiesta “Palude”, dunque, si rivela una vicenda intricata, che tocca aspetti sensibili della gestione immobiliare e dei processi decisionali all’interno di un’amministrazione pubblica di primaria importanza, sollevando interrogativi sulla trasparenza, l’efficienza e la legalità delle procedure amministrative, e rimarcando la necessità di un controllo rigoroso e indipendente.
La ratifica dell’accordo di Boraso, insieme alle decisioni sulle richieste di patteggiamento degli altri imputati e sulla costituzione di parte civile di “Amici del parco”, rappresentano momenti cruciali per delineare il futuro giudiziario di questa complessa inchiesta.







