Il rapimento di Arabella, ultimo progetto di Carolina Cavalli, si configura come un’intensa allegoria del percorso di reintegrazione, un road movie ambientato nel cuore del Veneto e dell’Emilia, che evoca con sorprendente parallelismo le iconiche autostrade californiane.
Il film, in competizione alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e distribuito da PiperFilm a partire dal 4 dicembre, esplora le intricate dinamiche tra il lutto, la redenzione e l’inaspettata connessione umana.
Benedetta Porcaroli, interprete di Holly, una giovane donna segnata da una profonda perdita e intrappolata in un limbo esistenziale, descrive il personaggio come un’anima in cerca di riscatto.
Holly, ventottenne dilaniata da disavventure lavorative e personali, proietta su Arabella, la vivace e ribelle figlia di uno scrittore, una sorta di eco infantile di sé stessa, un’immagine idealizzata di innocenza e spensieratezza perduta.
La narrazione si sviluppa attorno al rapporto conflittuale e al contempo salvifico tra le due protagoniste, accostando la loro storia a un affresco più ampio, che indaga le ferite emotive e la difficoltà di affrontare il dolore.
L’interpretazione di Chris Pine, che sorprende il pubblico recitando in italiano, conferisce profondità e ambiguità al ruolo del padre distratto, intrappolato nella sua stessa immaturità e incapace di offrire ad Arabella l’affetto di cui ha bisogno.
La sua partecipazione, frutto di un invito diretto di Carolina Cavalli, rivela l’interesse dell’attore americano per l’esperienza di recitare in una lingua straniera, un desiderio che lo ha portato a Roma per prove preparatorie presso il teatro Argot Studio.
Carolina Cavalli, già autrice di *Amanda*, ha creato un universo filmico originale, intriso di simbolismi e metafore, in cui la fuga di Arabella diventa un motore narrativo che spinge Holly a confrontarsi con le proprie ombre e a ridefinire il proprio rapporto con il passato.
Il viaggio, costellato di incontri inattesi e di improvvise rivelazioni, non è solo un percorso geografico, ma soprattutto un’esplorazione interiore che porta entrambe le protagoniste a maturare e a crescere.
La regista sottolinea l’importanza dell’amicizia che si sviluppa tra una donna adulta e una bambina, un legame che trascende le differenze di età e di esperienza, offrendo a entrambe la possibilità di guarire e di ritrovare un senso di appartenenza.
Arabella scopre il valore di un rapporto umano autentico, mentre Holly impara ad accettare la realtà con consapevolezza e coraggio, liberandosi dal peso del lutto e abbracciando la pienezza del presente.
*Il rapimento di Arabella* si rivela, in definitiva, un’opera toccante e suggestiva, capace di illuminare le zone d’ombra dell’animo umano e di celebrare la forza trasformatrice dell’empatia.