domenica 31 Agosto 2025
22.4 C
Venezia

La Valle dei Sorrisi: Horror psicologico e dolore in montagna.

“La Valle dei Sorrisi”, opera prima di Paolo Strippoli presentata fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, si configura come un’inquietante riflessione sul dolore, sulla comunità e sulla necessità di trovare un punto d’ancoraggio in un mondo precario.
Il film, apparentemente un *coming-of-age*, si rivela ben presto un horror psicologico che trascende i confini del genere, tessendo una narrazione densa di simbolismi e riferimenti socio-culturali.
Al centro della vicenda due figure emblematiche: Matteo Corbin, un adolescente taciturno e fragile, soprannominato “il Santo” (interpretato da Giulio Feltri), e Sergio Rossetti (Michele Riondino), un insegnante di educazione fisica e ex campione di judo, tormentato da un passato inespresso.
Matteo, il fulcro di un rituale ancestrali, funge da catalizzatore emotivo per la comunità di Remis, un isolato villaggio montano che cela, dietro una facciata di serenità e benessere, un profondo malessere collettivo.
L’abbraccio, gesto semplice e primordiale, diviene il mezzo attraverso cui gli abitanti di Remis esorcizzano le proprie sofferenze, paradossalmente nutrendo la fragilità di Matteo.
Sergio, invece, è alla ricerca di una redenzione personale, proiettando in Matteo la figura di un figlio perduto, una possibilità di colmare il vuoto che lo affligge.
Strippoli, regista barese, sottolinea come il cinema horror, quando liberato dai cliché più comuni, possa assumere una valenza politica significativa, offrendo uno spaccato acuto delle dinamiche sociali e psicologiche che permeano la realtà provinciale.
“La Valle dei Sorrisi” si manifesta, in questo senso, come un’analisi spietata delle convenzioni sociali, delle maschere che indossiamo per conformarci alle aspettative altrui e del prezzo che paghiamo per sopprimere il nostro dolore.

La montagna, con la sua imponente presenza fisica e simbolica, assume il ruolo di uno specchio che riflette l’abbraccio, metafora potente di connessione e, al contempo, di soffocamento.
L’interpretazione di Michele Riondino evidenzia come il film incarni una metafora del superamento del dolore attraverso l’incontro con un luogo apparentemente idilliaco.

Un’immagine che risuona profondamente con la contemporaneità, in cui la pressione sociale ci impone di proiettare un’immagine di felicità e benessere, anche quando internamente siamo dilaniati dalla sofferenza.

La comunità di Remis, così come il personaggio di Sergio, rappresentano, in questa ottica, l’esigenza disperata di appartenenza e la difficoltà di affrontare il dolore da soli.
Il cast, completato da Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon e Roberto Citran, contribuisce a creare un’atmosfera carica di tensione e inquietudine.
La produzione, curata da Fandango, Laura Paolucci, Nightswim, Ines Vasiljevic e Stefano Sardo, sigilla un’opera che, pur ambientata in un contesto geografico specifico, affronta tematiche universali e urgenti, invitando lo spettatore a interrogarsi sulla natura del dolore, sulla ricerca di significato e sulla fragilità dell’esistenza umana.
L’opera si distingue per la scarsità di film horror di qualità nella cinematografia italiana, proponendosi come un’esplorazione coraggiosa e originale del genere.

Author:

- pubblicità -
- pubblicità -
- pubblicità -
- pubblicità -