Pensioni di invalidità: crescita civile, calo previdenziale e il nodo RDC

Al termine del 2024, il panorama italiano delle prestazioni assistenziali rivolte a persone con disabilità rivela una configurazione complessa e in evoluzione.
Il numero complessivo di pensioni di invalidità erogate si attesta a 4.313.351, distribuite tra 899.344 prestazioni di natura previdenziale e 3.414.007 di natura civile.
Un’analisi retrospettiva, concentrandosi sul periodo 2020-2024, evidenzia una significativa divergenza nelle traiettorie di queste due categorie.

Le pensioni previdenziali hanno subito una contrazione del 14,5%, corrispondente a una perdita di 152.309 beneficiari, mentre le prestazioni civili hanno registrato un incremento del 7,4%, con un aumento di 234.770 persone.
È significativo notare che la maggior parte di questa crescita (+6,2%) si è concentrata nel biennio 2022-2024, suggerendo una possibile accelerazione del fenomeno.
La spesa complessiva sostenuta per queste prestazioni si stima abbia raggiunto i 34 miliardi di euro, con una ripartizione di 13 miliardi destinati alle prestazioni previdenziali e 21 miliardi per quelle civili.

Questa disamina finanziaria solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità del sistema e sulla sua capacità di rispondere efficacemente ai bisogni di una popolazione in evoluzione.

La Confederazione Generale dell’Artigianato e della Piccola Media Impresa (Cgia) pone l’attenzione su una possibile, seppur non ufficialmente riconosciuta, connessione tra l’abolizione del Reddito di Cittadinanza e l’aumento delle pensioni di invalidità civile.
Sebbene le due misure siano formalmente concepite per obiettivi distinti – il Reddito di Cittadinanza mirava alla riduzione della povertà e all’inserimento lavorativo, mentre le pensioni di invalidità garantiscono un sostegno economico a persone con menomazioni fisiche o psichiche accertate – l’eliminazione del primo strumento di assistenza potrebbe aver lasciato una fascia vulnerabile della popolazione priva di un adeguato supporto economico.
La Cgia ipotizza che, in questo contesto, l’incremento delle pensioni di invalidità civile possa rappresentare per molte famiglie l’unica forma di sostegno economico disponibile.

L’impossibilità di stabilire una correlazione causale diretta, dovuta alla carenza di dati comparabili e alla complessità intrinseca del tema che interseca diritti fondamentali e condizioni sanitarie, non esclude la possibilità di un’influenza reciproca.

L’associazione sembra particolarmente evidente in alcune aree geografiche del Paese, dove le difficoltà occupazionali strutturali e la fragilità socio-economica sono più accentuate.

L’analisi approfondita di questo fenomeno richiede un approccio multidisciplinare che tenga conto non solo dei dati quantitativi, ma anche delle dinamiche socio-culturali e delle politiche pubbliche.
Un’indagine più dettagliata dovrebbe indagare le caratteristiche specifiche dei beneficiari delle pensioni di invalidità civile, le loro condizioni socio-economiche, e il loro grado di integrazione nel mercato del lavoro.
Solo attraverso una comprensione più completa del contesto si potrà formulare un giudizio definitivo sulla relazione tra l’abolizione del Reddito di Cittadinanza e l’aumento delle pensioni di invalidità civile, e definire politiche pubbliche più efficaci per garantire il benessere e l’inclusione delle persone con disabilità.

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