Recioto Valpolicella: Slow Food lo salva, un gioiello da riscoprire

Il Recioto della Valpolicella, gioiello enologico dimenticato, ritrova voce grazie all’adesione al circuito dei Presìdi Slow Food.
Un atto di salvaguardia per un vino che affonda le sue radici in una tradizione millenaria, testimoniata già nel I secolo d.

C.

da Plinio il Vecchio, e che oggi rischia di scomparire, eclissato dal successo planetario del suo discendente, l’Amarone.
Il Recioto, vino simbolo della Valpolicella, incarna un’identità territoriale unica, un legame profondo con il paesaggio e le pratiche agricole ancestrali.
Tuttavia, la crescente domanda di Amarone ha convogliato una quota sempre maggiore di uve appassite verso la produzione di quest’ultimo, lasciando il Recioto in una posizione di svantaggio.

A ciò si aggiunge una tendenza generale al declino dei consumi di vini dolci, contribuendo a una riduzione drastica della sua produzione: un misero 0,6% della produzione totale della Valpolicella.
La decisione di Slow Food, guidata dal presidente Roberto Covallero, è nata dalla consapevolezza della gravità di questa situazione.
Il progetto è ambizioso e complesso, poiché mira a invertire un trend negativo consolidato negli ultimi due decenni, riportando il Recioto al suo posto d’onore nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale.

Il Presidio si distingue per un disciplinare rigoroso, più stringente rispetto alle normative della Docg, volto a garantire la massima qualità e l’autenticità del prodotto.

L’assenza di diserbo chimico è un pilastro fondamentale, unitamente alla selezione di uve provenienti da vigneti di età superiore ai 15 anni, garantendo la trasmissione di know-how e la concentrazione di aromi complessi.

L’appassimento delle uve, processo cruciale per lo sviluppo del profilo organolettico del Recioto, deve avvenire naturalmente in fruttaio per un periodo minimo di 100 giorni, senza forzature che ne comprometterebbero la naturale evoluzione.

Si pone l’attenzione sulla riduzione al minimo dell’utilizzo di solfiti, conservanti che altererebbero la purezza del vino.

Il prodotto dovrà essere commercializzato non prima di cinque anni dalla vendemmia, con un periodo di affinamento in bottiglia di almeno un anno, per permettere l’armonizzazione dei sapori e l’affinamento delle caratteristiche.
Ma il Presidio non si limita alla sola qualità del vino.

Viene richiesto un impegno concreto alla salvaguardia del paesaggio rurale storico della Valpolicella, con particolare attenzione alla conservazione dei terrazzamenti, un sistema di colture a vigneto che definisce il carattere distintivo del territorio.
Questo approccio olistico riconosce l’importanza del legame tra l’agricoltura, l’ambiente e la cultura locale.

Un primo importante appuntamento è previsto per il 2026 con la partecipazione al Slow Wine Fair di Bologna, un’occasione per presentare il Recioto al grande pubblico e promuovere la riscoperta di questo vino straordinario, patrimonio inestimabile della Valpolicella.
La speranza è che questo gesto di tutela possa non solo rilanciare la produzione e i consumi di Recioto, ma anche sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare la biodiversità e le tradizioni agricole locali.

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