Andamento Economico del Veneto nel Primo Semestre 2025: Una Crescita Fragile e DisomogeneaIl primo semestre del 2025 ha visto l’economia veneta navigare in acque agitate, caratterizzata da una crescita modesta e segnata da segnali contrastanti.
Secondo i dati elaborati dalla Banca d’Italia, l’Indicatore Trimestrale dell’Economia Regionale (Iter) ha rilevato un incremento del prodotto regionale dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2024.
Tuttavia, l’indicatore Ven-Ice, che misura la dinamica congiunturale di fondo, ha evidenziato una nuova fase di contrazione nel secondo trimestre, suggerendo una decelerazione più marcata rispetto alle previsioni iniziali.
L’indagine Unioncamere Veneto Congiuntura dipinge un quadro meno incoraggiante per il settore manifatturiero, con una diminuzione della produzione dello 0,8% nei primi nove mesi del 2025 rispetto all’anno precedente.
Il sondaggio Sondtel della Banca d’Italia conferma questa tendenza, indicando una prosecuzione della debolezza industriale, con un saldo negativo tra aumento e diminuzione del fatturato.
Nonostante le aspettative di stabilità a breve termine, la fragilità del settore industriale resta un elemento di preoccupazione.
L’attività di investimento, cruciale per la crescita futura, ha continuato a rimanere contenuta, e le imprese manifestano l’intenzione di mantenere invariati i livelli di acquisto di beni capitali anche nel 2026.
Questo suggerisce una cautela diffusa e una mancanza di fiducia nelle prospettive di crescita.
Un elemento significativo è rappresentato dalla contrazione delle esportazioni, che hanno subito una riduzione dell’1,3% nel primo semestre, in contrasto con l’andamento positivo registrato a livello nazionale (+2,1%).
Questa performance negativa è stata particolarmente accentuata nei confronti dei paesi extra-UE, con una diminuzione significativa verso mercati chiave come Cina e Stati Uniti.
Sebbene una parte delle imprese esportatrici abbia beneficiato di un aumento degli ordini prima dell’incremento dei dazi, la prospettiva per l’ultimo trimestre dell’anno appare cauta, con la maggior parte delle aziende che si attende un calo delle vendite.
Il settore delle costruzioni, sostenuto dall’avanzamento delle opere del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e delle Olimpiadi Invernali del 2026, ha registrato una crescita delle ore lavorate (+5,1%).
Tuttavia, le aspettative per il 2026 rimangono prudenti, con la maggior parte delle imprese che prevede una produzione invariata.
Il settore turistico, che tradizionalmente contribuisce in modo significativo all’economia regionale, ha mostrato segni di rallentamento, con una lieve diminuzione delle presenze turistiche registrate (-1,1%), più accentuata per i visitatori italiani rispetto a quelli stranieri.
Questo dato suggerisce una possibile saturazione del mercato interno e una minore attrattiva per i turisti internazionali.
Nonostante le difficoltà generali, la redditività delle imprese venete si è mantenuta a livelli soddisfacenti, sostenuta da una gestione finanziaria oculata.
Tuttavia, la liquidità finanziaria, in particolare per le piccole e medie imprese, ha subito una moderata contrazione.
I prestiti alle imprese mostrano una flessione su base annua, anche se meno marcata rispetto al passato, ma comunque inferiore alla media nazionale.
Sul fronte dell’occupazione, la regione ha registrato un aumento dello 0,6%, inferiore a quello nazionale (+1,4%).
Il tasso di occupazione è rimasto stabile, mentre il tasso di disoccupazione è diminuito, indicando un miglioramento del mercato del lavoro, seppur non sufficiente a compensare le difficoltà strutturali.
Il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato (+2,5%), ma il potere d’acquisto è cresciuto meno intensamente (+0,5%), a causa dell’aumento dell’inflazione, che a settembre ha raggiunto il +1,7% a livello regionale.
I consumi sono rimasti deboli, con un aumento della spesa delle famiglie pari solo allo 0,2%.
Tuttavia, i finanziamenti alle famiglie, in particolare quelli legati all’acquisto della casa, hanno registrato un’accelerazione.
I depositi bancari delle imprese sono diminuiti, mentre quelli delle famiglie sono continuati a crescere, riflettendo una diversa propensione al risparmio tra i due gruppi.
In sintesi, l’economia veneta nel primo semestre del 2025 si è dimostrata resiliente ma fragile, con una crescita modesta e segnata da disomogeneità settoriali e fattori esterni che pongono sfide significative per il futuro.

