Cardiochirurgia Pediatrica: L’Eccellenza a Rischio nelle Marche

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Un’Eccellenza a Rischio: La Crisi della Cardiochirurgia Pediatrica delle MarcheLa Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale regionale di Torrette, un tempo orgoglio del sistema sanitario marchigiano e punto di riferimento per un vasto bacino territoriale che comprendeva Abruzzo, Molise, Umbria e Puglia, si trova oggi sull’orlo di una crisi profonda e potenzialmente irreversibile.
La recente partenza del Dottor Sergio Filippelli, Direttore di Cardiochirurgia e Cardiologia Pediatrica, per ricoprire un ruolo di pari importanza presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, rappresenta l’ultimo, drammatico atto di una spirale di depopolamento professionale che sta minando le fondamenta di un servizio essenziale.
Questo esodo di competenze, lungi dall’essere un evento isolato, è il risultato di scelte strategiche discutibili che hanno progressivamente eroso le risorse umane e infrastrutturali del reparto.

In un passato non troppo lontano, il reparto poteva contare su una capacità di ricovero di 22 posti letto e su un team di 10 cardiologi e 4 cardiochirurghi, garantendo un servizio completo e all’avanguardia per i più piccoli.
Oggi, i posti letto sono stati ridotti a soli 8, il numero dei cardiologi è diminuito a 6 e quello dei cardiochirurghi si è drasticamente ridotto a uno solo.

La sospensione temporanea dell’attività chirurgica, iniziata il 19 dicembre scorso, alimenta ulteriormente l’incertezza e il timore che questa misura possa trasformarsi in una decisione definitiva.
Questa situazione è aggravata dalla mancanza di una programmazione chiara e definita per il rilancio del reparto, come evidenziato dalla mancata copertura dei concorsi previsti per i cardiologi e dalla difficoltà nel trovare un sostituto per il Dottor Filippelli.

Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato da una recente direttiva interna che annuncia un “nuovo assetto operativo”, orientato al trasferimento di pazienti complessi verso centri di altre regioni.
Questo approccio, in particolare per quanto riguarda gestanti con diagnosi prenatale e neonati con urgenze cardiache, segna un’inversione di rotta rispetto al passato, riducendo l’autonomia locale e dipendendo da una rete esterna di referral.

L’attività cardiologica continua con procedure meno invasive e interventistiche, focalizzate su adulti e giovani, ma il ridimensionamento generale del reparto e la sospensione della cardiochirurgia a cuore aperto testimoniano una chiara contrazione del servizio.
Si sta passando da un modello autosufficiente e proattivo a un sistema passivo di delega, con implicazioni significative per la salute dei bambini e per la credibilità del sistema sanitario regionale.
La richiesta di chiarimenti al Consiglio regionale e l’auspicio di risposte concrete sono cruciali per scongiurare un ulteriore deterioramento della situazione e per preservare un’eccellenza sanitaria che rischia di scomparire, privando la regione di un servizio vitale e compromettendo il futuro dei più piccoli.

È imperativo un cambio di rotta, con investimenti mirati, programmazione a lungo termine e un impegno concreto per attrarre e trattenere professionisti qualificati, al fine di garantire un futuro sostenibile per la Cardiochirurgia Pediatrica delle Marche.

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