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Mignano secondo alla Corsa delle Bora: sfida al Carso e alla natura.

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Sulla linea di partenza della Corsa delle Bora, un banco di prova che incarna la resilienza umana e la potenza incontrastata della natura, Marco Mignano ha affrontato un percorso di 102 chilometri, un’odissea alpina segnata da 3.600 metri di dislivello positivo, avvolta nel gelo pungente della notte triestina.
Le temperature, già proibitive, venivano esacerbate dalla Bora, un vento gelido e impetuoso che scuoteva le vette carsiche con ferocia.

Proveniente da Fermignano, nel cuore del territorio pesarese, Mignano, atleta della Never Stop Run di Senigallia, si è distinto conquistando il secondo posto nella competizione regina, una performance che trascende la mera performance atletica, elevandosi a simbolo di determinazione e adattamento.

La Corsa delle Bora non è una gara; è un confronto diretto con l’ambiente, un’immersione profonda in un paesaggio aspro e implacabile.

Il tracciato, che si è snodato dal Porto Piccolo fino agli angoli più impervi del Carso, ha presentato una serie di sfide tattili e psicologiche.
Rocce affilate come rasoi, terriccio viscido e il vento incessante si sono uniti per creare un ambiente ostile, un campo di battaglia dove la concentrazione era un’arma vitale.
La gestione delle pause di ristoro assumeva una valenza strategica cruciale: minimizzare la perdita di tempo senza compromettere la salute, bilanciando il rischio di ipotermia con la necessità di reintegrare calorie e liquidi.
Mignano ha mantenuto la seconda posizione fin dalle prime fasi, intrappolato in una lotta feroce per il podio.

Il suo tempo finale di 11 ore e 40 minuti non solo testimonia la sua eccezionale preparazione atletica, ma rappresenta anche un significativo miglioramento rispetto al suo record precedente, abbattuto di oltre un’ora e mezza.
Un dato che sottolinea la progressione continua dell’atleta e la sua capacità di apprendere e adattarsi alle difficoltà.
“La vera battaglia è stata quella contro me stesso,” ha rivelato Mignano al termine della prova.

“Dopo il cinquantesimo chilometro, il corpo e la mente urlavano pietà, ma l’idea di rallentare significava rinunciare al podio e, soprattutto, esporsi a rischi di ipotermia.
È stata una prova di forza mentale senza precedenti, una danza delicata tra la gestione dell’idratazione e dell’alimentazione, elementi che, in queste condizioni estreme, si trasformano in variabili complesse e cruciali.

“La Corsa delle Bora non è solo una competizione sportiva, ma un’esperienza trasformativa che mette a dura prova i limiti umani, celebrando la capacità di resilienza e la profonda connessione tra l’uomo e la sua capacità di adattamento.
Il percorso di Mignano, dunque, si configura come un’ode alla tenacia, una testimonianza del potere che risiede nella volontà di superare i propri confini.

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