Siamo di fronte a un’era di transizione nell’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, un momento storico che riecheggia le prime fasi dello sviluppo industriale.
Come alla fine del XVIII secolo, quando l’invenzione delle macchine a vapore precedette la formulazione della termodinamica, oggi l’avanzata vertiginosa dell’IA si confronta con una carenza strutturale: una comprensione fondamentale dei principi che ne governano il funzionamento.
Questa riflessione, offerta da Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica, durante la sua lectio magistralis all’Università di Pavia, illumina la necessità di un nuovo paradigma scientifico.
L’analisi di Parisi non si limita a una mera constatazione, ma traccia un percorso storico che affonda le radici negli studi pionieristici di Camillo Golgi, che con le sue indagini sulla struttura del neurone gettò le basi per la comprensione del cervello umano, considerato oggi il modello ispiratore per le architetture artificiali.
Dalla nascita dei primi calcolatori elettronici alla rivoluzione delle immagini digitali, fino all’emergere delle reti neurali artificiali e degli algoritmi complessi, l’evoluzione dell’IA è stata caratterizzata da un’accelerazione esponenziale.
Tuttavia, questa stessa accelerazione evidenzia una lacuna cruciale: la mancanza di un quadro teorico coerente, un insieme di leggi e principi che permettano di prevedere, controllare e ottimizzare le prestazioni dei sistemi di IA.
L’analogia con la termodinamica è significativa.
Mentre le macchine a vapore permettevano di convertire l’energia termica in lavoro meccanico, l’IA trasforma dati in azioni e decisioni.
La termodinamica fornì la comprensione necessaria per migliorare l’efficienza delle macchine a vapore, per minimizzare le perdite di energia e per massimizzare il rendimento.
Analogamente, l’IA necessita di una disciplina che ne definisca i limiti, che ne spieghi il comportamento emergente e che ne garantisca la robustezza e l’affidabilità.
Questa nuova disciplina dovrebbe coinvolgere fisici, matematici, informatici e neuroscienziati, unendo competenze diverse per affrontare una sfida interdisciplinare di portata epocale.
L’intervento del rettore Alessandro Reali ha ampliato la prospettiva, sottolineando l’importanza per l’Università di Pavia di posizionarsi strategicamente in questo scenario in rapida evoluzione.
L’integrazione con le risorse territoriali, come i prestigiosi collegi universitari e gli istituti di ricerca di eccellenza (IRCCS, IUSS, CNR, INFN, CNAO, EUCENTRE, CHIPSIT), rappresenta un’opportunità unica per sviluppare competenze specialistiche e per generare innovazione.
Questa sinergia non è solo un vantaggio competitivo, ma un imperativo per affrontare le sfide complesse che l’IA pone alla società, dall’etica alla sicurezza, dall’impatto sul lavoro alla gestione della disinformazione.
La capacità di Pavia di fungere da polo attrattivo per talenti e investimenti dipenderà dalla sua abilità di costruire ponti tra la ricerca accademica e il mondo imprenditoriale, creando un ecosistema favorevole alla sperimentazione e alla crescita.
In definitiva, l’Università deve aspirare a non essere semplicemente un fornitore di competenze, ma un motore di progresso, capace di plasmare il futuro dell’IA e di contribuire a un mondo più equo e sostenibile.


