Nel 2025, il Trentino-Alto Adige ha consolidato la sua posizione apicale nel panorama della produzione di mele italiane, raggiungendo quasi 1,6 milioni di tonnellate e confermando un ruolo cruciale nell’economia agroalimentare nazionale.
La produzione complessiva italiana, pur segnando una lieve flessione rispetto al 2024 (2,318 milioni di tonnellate contro i 2,327 milioni dell’anno precedente), si attesta comunque al di sopra delle stime precedenti, evidenziando la resilienza del settore.
Un’analisi più approfondita rivela dinamiche complesse all’interno del comparto biologico, che, dopo un picco nel 2024 (186.568 tonnellate), ha visto una correttiva nel 2025, attestandosi a 174.387 tonnellate.
Questa fluttuazione potrebbe riflettere cicli di conversione dei terreni, variazioni nelle condizioni climatiche o oscillazioni nella domanda di prodotti biologici.
La provincia di Bolzano, fulcro della produzione nazionale con una quota del 45%, ha registrato una crescita modesta, portando la sua produzione a 1,057 milioni di tonnellate.
Notevole, invece, l’espansione della Lombardia, seppur partendo da una base produttiva inferiore (poco meno di 17.000 tonnellate), con un incremento del 28%.
Il Trentino, motore trainante del settore, ha mostrato un’impennata dell’8%, superando le 517.400 tonnellate, sottolineando una strategia di ottimizzazione delle coltivazioni e una risposta positiva alle nuove richieste del mercato.
Il panorama varietale, un elemento chiave per comprendere le tendenze produttive, rivela scenari contrastanti.
La Golden Delicious, varietà storicamente dominante, continua a rappresentare un peso significativo (661.000 tonnellate), ma mostra segni di contrazione, probabilmente a causa di cambiamenti nelle preferenze dei consumatori o di problematiche legate alla resistenza a malattie.
La Red Delicious, invece, attraversa un momento delicato, con una diminuzione marcata che la colloca ai minimi degli ultimi anni, mentre la Fuji registra un incoraggiante recupero del 2%.
La Gala, seconda varietà più coltivata, si conferma stabile, testimoniando la sua versatilità e la sua capacità di adattamento a diversi mercati.
Assomela, l’associazione di produttori, sottolinea l’eccellente qualità del prodotto, con valutazioni cromatiche e dimensionali tra le migliori degli ultimi cinque anni.
La quota destinata al mercato fresco è in aumento, indicando una crescente domanda di mele da consumare direttamente, mentre la frazione destinata alla trasformazione (circa 280.000 tonnellate) ha subito una leggera flessione.
L’organizzazione evidenzia, inoltre, l’importanza strategica dei mercati extraeuropei, che hanno contribuito a realizzare un anno da record per le esportazioni, a riprova della competitività del prodotto italiano.
L’attenzione alla sostenibilità, alla tracciabilità e alla valorizzazione della filiera si rivelano quindi elementi cruciali per affrontare le sfide future e consolidare la leadership italiana nel settore della produzione di mele.










