La Corte Costituzionale si appresta a esprimersi sulla controversia che coinvolge la legittimità del terzo mandato per il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, sollevando una questione di profondo significato per l’equilibrio istituzionale e l’applicazione del principio di autonomia differenziata.
Il procedimento è stato avviato dal Governo, il cui Consiglio dei Ministri, in una decisione che ha evidenziato una frattura interna alla coalizione di governo, ha impugnato la normativa trentina che permetterebbe a Fugatti di candidarsi per una terza volta.
Il voto contrario della Lega, partito di appartenenza del governatore, ha reso la decisione particolarmente significativa.
La vicenda trascende la mera questione elettorale, configurandosi come un punto di scontro tra l’interpretazione delle prerogative derivanti dall’autonomia speciale e l’applicazione rigorosa del limite dei due mandati imposto a livello nazionale.
La legge statale, infatti, definisce un quadro generale per le elezioni, ma l’autonomia differenziata, sancita dalla Costituzione, concede alle province autonome di Trento e Bolzano margini di discrezionalità legislativa in ambiti specifici, tra cui, potenzialmente, la disciplina del mandato dei propri rappresentanti.
La decisione del Governo ha generato tensioni all’interno della maggioranza stessa, manifestate pubblicamente con una rimodulazione degli incarichi provinciali che ha visto la sottrazione di competenze e la perdita della vice presidenza per Francesca Gerosa, esponente di Fratelli d’Italia.
Questa mossa, interpretata come una risposta alla posizione del Governo, ha esacerbato le divisioni tra i due partiti, Lega e Fratelli d’Italia, all’interno della coalizione trentina.
La Lega, a difesa della possibilità per Fugatti di ricandidarsi, invoca la peculiarità dell’autonomia speciale, sostenendo che essa giustifichi deroghe alle norme nazionali.
Questa argomentazione si basa sulla necessità di garantire alle province autonome la possibilità di scegliere rappresentanti in grado di incarnare al meglio le specificità del territorio e le aspirazioni della popolazione.
L’appello alla “via trentina” si configura come una rivendicazione di un diritto all’autodeterminazione, che trascende la semplice applicazione di una norma elettorale.
Fratelli d’Italia, d’altro canto, ribadisce l’importanza del principio del limite dei due mandati, come strumento di garanzia della rotazione delle cariche e di prevenzione di derive autoritarie.
L’insistenza su questo punto, in linea con la posizione del Governo Meloni, sottolinea la necessità di uniformità nell’applicazione delle regole elettorali, al fine di evitare disparità di trattamento tra le diverse regioni e province d’Italia.
Il Governatore Fugatti, in diverse occasioni, ha espresso fiducia che la Corte Costituzionale tenga conto delle prerogative dell’autonomia trentina, auspicando una decisione che preservi l’equilibrio istituzionale e la capacità di risposta del territorio trentino alle proprie esigenze.
La sentenza della Corte Costituzionale non solo definirà la legittimità del terzo mandato per Fugatti, ma stabilirà anche un precedente importante per l’interpretazione dell’autonomia differenziata e i suoi confini rispetto al quadro normativo nazionale.
La questione sollevata, in definitiva, tocca il cuore del rapporto tra Stato e autonomie speciali, e le implicazioni della decisione si estenderanno ben oltre il contesto elettorale trentino.









