L’anticipazione dei brillamenti solari, fenomeni di intensa emissione energetica che possono influenzare significativamente le nostre tecnologie, ha subito un’innovazione cruciale grazie a un approccio basato sull’osservazione del Sole attraverso radiotelescopi ad alte frequenze.
La ricerca, pubblicata su *Scientific Reports*, rivela come l’analisi di specifiche irregolarità spettrali rilevate nelle regioni attive solari possa fungere da indicatore precursore affidabile di imminenti brillamenti.
Queste scoperte promettono di affinare i modelli di climatologia spaziale e di mitigare i rischi per le infrastrutture tecnologiche terrestri.
I brillamenti solari, paragonabili a esplosioni di energia equivalenti a milioni, o addirittura miliardi, di ordigni nucleari scatenati in frazioni di secondo, sono eventi transitori che liberano un’enorme quantità di energia.
Questa energia, propagandosi nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche – che spaziano dalle onde radio ai raggi X – impiega circa otto minuti per raggiungere la Terra.
L’impatto di queste onde può provocare perturbazioni nelle comunicazioni radio, interferenze con i sistemi di posizionamento globale (GPS) e compromettere il corretto funzionamento di satelliti e altre apparecchiature elettroniche.
Fino ad oggi, le previsioni dei brillamenti si sono basate prevalentemente su sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale e dati provenienti da missioni spaziali dedicate all’osservazione del Sole.
La ricerca italiana, frutto di un’analisi prolungata e dettagliata di dati raccolti sul territorio nazionale, ha inaugurato una nuova era nella previsione solare.
Per la prima volta, si dimostra che determinate anomalie nelle emissioni radio possono anticipare i brillamenti con una ragionevole accuratezza.
Lo studio, coordinato dall’astrofisica Sara Mulas dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Cagliari, ha processato e interpretato un vasto dataset di 450 mappe solari, ottenute in banda K (frequenze radio comprese tra 18 e 26 GHz) nel periodo 2018-2023.
Queste osservazioni, di altissima qualità, hanno permesso di scrutare la cromosfera, uno strato cruciale dell’atmosfera solare situato immediatamente al di sopra della superficie visibile.
Questo progresso scientifico si inserisce all’interno del progetto SunDish, un’iniziativa ambiziosa istituita e gestita dal ricercatore Inaf Alberto Pellizzoni.
L’obiettivo primario di SunDish è l’osservazione continua del Sole in alte frequenze radio, attualmente nell’intervallo 18-26 GHz, con l’obiettivo di estendere la copertura fino a 100 GHz.
Per raggiungere questo obiettivo, il progetto fa leva su due radiotelescopi di grande potenza appartenenti all’Inaf: il Grueff Radio Telescope, situato presso la stazione radioastronomica di Medicina (Bologna), e il Sardinia Radio Telescope, localizzato a San Basilio (Cagliari).
Questi telescopi sono stati modificati e ottimizzati per l’esecuzione di osservazioni in banda K, consentendo di raccogliere dati essenziali per la comprensione e la previsione dell’attività solare.
In particolare, il Grueff Radio Telescope ha effettuato osservazioni settimanali del Sole, garantendo un monitoraggio continuo e dettagliato che si è rivelato fondamentale per la costruzione di modelli fisici predittivi.
L’approccio innovativo di SunDish non solo offre una nuova prospettiva sulla fisica solare, ma apre anche la strada a sistemi di allerta precoce più precisi e affidabili, con implicazioni significative per la protezione delle infrastrutture spaziali e terrestri.








