La pace tra Iran e Usa può rappresentare un'occasione importante per le imprese italiane per inserirsi nella 'partita' della ricostruzione a Teheran. Con la possibilità di arrivare nei prossimi anni a uno scambio commerciale tra Italia e Iran del valore di 10 miliardi di euro. A patto, però, che le imprese italiane siano sostenute dal "coraggio" del governo italiano nel muoversi velocemente nei rapporti con Teheran, arrivando prima di altri competitor. E' l'analisi che traccia in un'intervista con Adnkronos/Labitalia Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia – Iran & Paesi E.C.O, l’associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.C.O. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan). Zampini, manager di lungo corso e già presidente tra l'altro di Confindustria Liguria, è un grande conoscitore dell'area. "L'Italia nel 2017-2018 -sottolinea Zampini- aveva esportazioni verso l'Iran che si aggiravano intorno ai 2 miliardi di euro, escludendo il petrolio. Io penso che con la partita della 'ricostruzione' potremmo arrivare nei prossimi anni a moltiplicare per quattro, cinque volte questa cifra, arrivando a dieci miliardi all'anno di scambio commerciale con Teheran, con una grande fetta di export nostro verso l'Iran. Ma dipende un po' dalla nostra capacità di inserirci rapidamente, perché se aspettiamo troppo saranno altri a sviluppare le opportunità. Proprio poco fa sono stato contattato da un assistente del ministro dell'Enerigia iraniano, tutto si sta sviluppando molto velocemente". Uno scenario ricco di opportunità che, secondo Zampini, è necessario occupare al più presto. "Le sanzioni non saranno rimosse tutto domani, non dobbiamo aspettarci che nel giro di quindici giorni o venti giorni o un mese cambi tutto. Però muoviamoci ora perché fra sei mesi troveremo già posizioni molto occupate", sottolinea. E l'interesse non deve concentrato solo sull'Iran ma sull'intera area. "Nei prossimi cinque- otto anni, nell'area non solo dell'Iran, ma anche dei Paesi del Golfo, si parla della necessità di nuovi impianti energetici da quarantacinquemila a ottantamila MW da installare, da fare con parte in campo. Teniamo conto che ottantamila MW sono la metà della potenza installata nel nostro Paese. Quindi stiamo parlando di cose significative, non piccole, ma enormi", aggiunge. Ma per Zampini è necessario un cambio di passo da parte del governo italiano. Al governo italiano. "Chiediamo -sottolinea- un po' più di coraggio, lo dico con franchezza: essere allineato agli Stati Uniti non vuol dire essere dietro gli Stati Uniti. Purtroppo noi in Iran in questi anni abbiamo perso alcune opportunità. Ora dobbiamo avere il coraggio di sostenere politicamente le nostre aziende che si sanno muovere ma vanno supportate" nella 'partita' per la ricostruzione post-conflitto. Secondo Zampini, "l'accordo di pace tra Usa e Iran ha dei punti chiave che dovremmo guardare con attenzione da parte nostra". "L'unico punto incerto è quello dell'uranio che ancora deve essere discusso. Ma nell'accordo si parla di abolizione delle sanzioni, con una rimozione graduale, non immediata. L'altro elemento significativo è lo sblocco dei fondi iraniani all'estero che sono rilevanti, e questo è un fattore cruciale. E la creazione non dimentichiamo di questo fondo di investimenti di 300 miliardi", sottolinea. E Zampini ricorda che "in Iran tutte le reti di trasporto, ma anche le infrastrutture logistiche sono state danneggiate. C'è stato un danneggiamento significativo sia nella parte energetica con la messa fuori servizio di alcuni impianti, sia nelle reti di infrastrutture. Ma anche le attività industriali sono state colpite: ad esempio due impianti di produzione d'acciaio, ai quali avevano partecipato anche aziende italiane alla costruzione, hanno avuto dei danneggiamenti, e ci stanno richiedendo già da venti giorni di verificare la possibilità di sostenerli nella ricostruzione. Stiamo parlando di operazioni significative, non di piccole cose, e sarebbe veramente un peccato che il nostro Paese, le nostre imprese che sono ben viste, ben volute e stimate, non riuscissero a inserirsi. Per questo bisogna agire veloci e farsi trovare pronti" nella partita sulla ricostruzione. E come spiega Zampini l'interesse delle imprese italiane c'è. "Oggi, per quanto mi risulta, la nostra ambasciatrice -spiega- dovrebbe rientrare a Teheran. Dovremmo iniziare ad attivare un percorso per il nostro ruolo nella ricostruzione. L'interesse delle imprese italiane c'è: appena c'è stato l'accordo due grossi imprenditori mi hanno telefonato e mi hanno chiesto 'Cosa possiamo fare? Come possiamo muoverci?'. Oggi gli iraniani non si muoveranno solo per dire 'ho bisogno di un pezzo di ricambio', ma per dire 'ho bisogno di ripristinare infrastrutture'. Quindi noi dovremmo riuscire ad agganciare dei piani significativi, piani pluriennali fra imprese, da una parte e dall'altra", conclude. (di Fabio Paluccio)
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Iran, Zampini (Camcom Italia-Iran): “Con ricostruzione possibile arrivare a 10 mld scambio commerciale”

