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Zvanì: Pascoli, dolore e radici in un viaggio nel cuore della memoria.

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Zvanì: Un Viaggio nel cuore di una ferita, un poeta e le sue radiciIl treno sferza la campagna emiliana, un corteo funebre che porta con sé il lutto di un paese intero.

Non è solo un poeta che se ne va, ma un’eco di fragilità nazionale che si consuma tra volti smarriti e sguardi colti.
Giuseppe Piccioni, nel suo “Zvanì – Il Romanzo Famigliare di Giovanni Pascoli”, non intende restituire un’icona letteraria scolastica, bensì un uomo tormentato, un animo sensibile dilaniato da un passato ineluttabile e da un presente costellato di ombre.

Un viaggio nel labirinto della memoria, dove i confini tra realtà e sogno si dissolvono, illuminati dalle interpretazioni intense di Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Liliana Bottone e arricchiti dalla partecipazione straordinaria di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy.

La narrazione si dipana a ritroso, ricostruendo le tappe cruciali di un’esistenza segnata dall’evento traumatico che ne ha plasmato il destino: l’assassinio del padre.
Non una semplice cronaca di violenza, ma l’origine di un vuoto incolmabile, di un’ossessione per la protezione delle figure femminili, in particolare delle sorelle, divenute il fulcro del suo universo emotivo.

Lungi dalla retorica del genio solitario, “Zvanì” esplora le dinamiche complesse di una famiglia costretta a lottare contro la povertà e le ingiustizie sociali.

Il legame profondo con le sorelle, Mariù e Ida, si rivela un rifugio, ma anche una fonte di tensioni e contrasti.
Mariù, custode silenziosa del dolore fraterno, incarna un amore disinteressato, quasi possessivo, mentre Ida, animo indipendente, aspira a una vita autonoma, lasciando un vuoto che il poeta fatica a colmare.

Il film non si limita a ripercorrere le vicende biografiche, ma cerca di illuminare le fonti di una poesia unica, capace di evocare la bellezza effimera della natura, l’angoscia per la perdita e la ricerca di un’armonia irraggiungibile.
L’attenzione al dettaglio, la meticolosa ricostruzione dei luoghi e dei costumi, creano un’atmosfera suggestiva, in grado di trasportare lo spettatore nel cuore della Romagna ottocentesca.
Attraverso i dialoghi intimi e le interpretazioni intense, Piccioni getta luce su aspetti meno noti della personalità di Pascoli: la sua passione per la scienza, la sua profonda conoscenza del latino, il suo impegno politico, la sua complessa relazione con Giosuè Carducci.
Il film non vuole essere un’agiografia, ma una riflessione sulla fragilità umana, sulla forza dei legami familiari e sulla capacità di trovare bellezza anche nel dolore.

“Zvanì” ambisce a restituire a un pubblico giovane una figura di poeta spesso appiattita da un’interpretazione didascalica, offrendo spunti di riflessione sulla condizione umana, sull’importanza della memoria e sulla necessità di coltivare la sensibilità e l’empatia in un’epoca segnata dalla superficialità e dall’individualismo.
Un’eredità culturale preziosa, ancora capace di illuminare il nostro presente.

Il poeta, al di là del dolore, è un invito alla resilienza, alla ricerca di un senso profondo, un esempio per le generazioni future.

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