Dalle raffinate fibbie da mantello settecentesche, testimoni di un’epoca di sfarzo e codici rigidi, agli anelli unici e genderless che oggi reinventano l’estetica maschile, “The Gentleman – Stile e Gioielli al Maschile” a Palazzo Morando offre un viaggio affascinante nella storia dell’ornamento e della sua funzione nella costruzione dell’identità maschile.
Inaugurata in concomitanza con la Milano Fashion Week, la mostra, promossa dal Comune di Milano e da Palazzo Morando con il supporto di istituzioni prestigiose come l’Associazione Orafa Lombarda, la Camera Nazionale della Moda Italiana e l’Università Statale di Milano, invita a decostruire i significati culturali e simbolici attribuiti all’abbigliamento e agli accessori maschili attraverso i secoli.
Il percorso espositivo, strutturato in modo cronologico, svela come l’ornamento sia stato utilizzato per esprimere status sociale, potere, appartenenza e, sempre più spesso, individualità.
Il XVIII secolo si apre come un tripudio di lusso e ostentazione, dove l’aristocratico europeo non esita a adornarsi con gemme preziose, filigrana d’oro e pendenti elaborati.
Questi non sono semplici accessori, ma veri e propri strumenti di comunicazione non verbale, messaggi subliminali in grado di veicolare informazioni cruciali sull’identità e la posizione sociale del loro portatore.
L’anello con sigillo, ad esempio, fungeva da firma personale, mentre le fibbie e i fermagli non solo decoravano, ma indicavano affiliazione a una certa casata o ordine.
Il XIX secolo segna una svolta.
L’ascesa della borghesia e l’affermazione di un ideale di mascolinità improntato alla sobrietà e alla razionalità impongono un progressivo contenimento dell’eccesso decorativo.
Il lusso si fa discreto, la sfarzosità si stempera in forme più contenute e funzionali.
Il gioiello non scompare, ma si evolve, assumendo nuovi significati.
Gemelli, spille da cravatta e catene da orologio diventano simboli di eleganza sobria e di un gusto raffinato, ma al tempo stesso pragmatico.
Il Novecento, con la sua accelerazione storica e culturale, introduce una nuova complessità.
Da un lato, la standardizzazione dell’abbigliamento, dettata dalla produzione di massa e dalle esigenze pratiche della vita moderna, sembra voler appiattire l’individualità.
Dall’altro, la ribellione degli artisti, degli intellettuali e delle icone della musica e del cinema riscopre il valore dell’ornamento come strumento di espressione personale e di sfida alle convenzioni sociali.
Il gioiello diventa un simbolo di anticonformismo, di provocazione e di liberazione.
La sezione dedicata alla contemporaneità celebra la fine dei confini tra maschile e femminile, tra funzione e decorazione.
L’uomo riscopre la libertà di adornarsi senza tabù, esprimendo la propria identità in modo autentico e personale.
Come sottolinea la curatrice Mara Cappelletti, i designer moderni creano ornamenti destinati a celebrare l’unicità di chi li indossa, superando ogni pregiudizio e convenzione, proposti come oggetti universali, liberi da barriere di genere o di età, espressione di una nuova, inclusiva, idea di mascolinità.
La mostra, dunque, non è solo una retrospettiva, ma un invito a riflettere sull’evoluzione del costume e sull’importanza dell’ornamento come specchio di una società in continuo cambiamento.




