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Siria: Ritirate SDF, raid USA, tensioni latenti e futuro incerto.

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Nel complesso scenario siriano, caratterizzato da una fragile e intermittente stabilizzazione, due dinamiche distinte, ma interconnesse, si manifestano: un ritiro tattico delle Forze Democratiche Siriane (SDF) ad Aleppo e una rinnovata offensiva aerea statunitense contro residui dello Stato Islamico (ISIS).
Questi eventi, apparentemente scollegati, rivelano la persistente complessità del conflitto e l’influenza di attori regionali e globali.

Ad Aleppo, l’apparente resa delle SDF, con l’evacuazione di centinaia di combattenti dal quartiere Sheikh Maqsud, segna un punto di svolta nella contesa per il controllo della seconda città siriana.

Questo ritiro, costato almeno 105 vite tra civili e combattenti secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sembra inquadrarsi in un piano più ampio di integrazione delle SDF nelle istituzioni nazionali sotto la guida di Ahmad Sharaa, figura chiave del governo siriano.

Nonostante il ritorno di alcuni sfollati, l’accordo, seppur pragmatico, lascia presagire tensioni latenti, con promesse di vendetta provenienti dalle aree del nord-est siriano da cui le SDF si sono ritirate e slogan anti-Sharaa, riflettendo la forte opposizione di Ankara, storico sostenitore delle forze curde.

La situazione resta precaria e la possibilità di nuove riprese delle ostilità è tutt’altro che esclusa.

Parallelamente, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid aerei contro obiettivi dell’ISIS, in collaborazione con la Giordania.
Questa escalation militare, descritta come parte di una strategia di “impegno continuo” contro il terrorismo islamico, fa seguito a una serie di attacchi iniziati a dicembre, in risposta all’uccisione di tre militari americani a Palmira.

Pur ridotto rispetto ai 70 obiettivi colpiti in precedenza, il numero di raid attuali testimonia la determinazione statunitense a rispondere con fermezza a qualsiasi aggressione.
Il messaggio è esplicito: “Se fate del male ai nostri militari, vi troveremo e vi uccideremo ovunque nel mondo,” un’eco delle dichiarazioni del presidente Trump, che promette vendetta contro chiunque minacci gli interessi americani.
L’intensificazione dei raid statunitensi evidenzia una realtà scomoda: nonostante la sconfitta territoriale dell’ISIS nel 2019, cellule dormienti e operativi dispersi continuano ad agire all’interno della Siria, rappresentando una minaccia persistente per la stabilità regionale e la sicurezza internazionale.

La recente azione di Londra e Parigi, che a gennaio aveva colpito un obiettivo attribuito all’ISIS, sottolinea la condivisione di questa preoccupazione tra gli alleati occidentali.

In definitiva, il quadro siriano si presenta come un mosaico di interessi contrastanti e dinamiche complesse.

La resa tattica delle SDF ad Aleppo, la rinnovata azione militare statunitense contro l’ISIS, e l’ombra delle tensioni latenti tra le forze curde e i loro sostenitori, delineano un futuro incerto, dove la pace rimane un obiettivo lontano e la possibilità di nuovi conflitti è sempre presente.

L’apparente calma è fragile e necessita di un’attenta analisi per comprenderne le implicazioni a lungo termine.

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