La vicenda di Anna Siena, la 36enne scomparsa a Napoli nel gennaio 2019, solleva interrogativi profondi sulla responsabilità medica e sulla comprensione delle complessità della fisiologia femminile.
Il tragico epilogo, culminato in una condanna a due anni di reclusione per il medico coinvolto, è l’eco di un errore diagnostico che ha avuto conseguenze fatali, un errore che avrebbe potuto essere evitato.
Anna Siena, recatasi in ospedale lamentando intensi dolori addominali, si è rivelata vittima di una gravidanza criptica, una condizione in cui la presenza del feto non viene riconosciuta né dalla paziente né, nel suo caso, dal personale sanitario.
La gravidanza occulta, spesso asintomatica o caratterizzata da sintomi vaghi e facilmente confondibili con altre patologie, rappresenta una sfida diagnostica significativa.
La mancata identificazione della gravidanza ha portato a un percorso diagnostico errato, che ha erroneamente attribuito il dolore a una lombosciatalgia, condannando Anna a un trattamento palliativo e fuorviante.
L’autopsia ha poi svelato la vera causa del dolore: la ritenzione in utero di un feto morto.
Questa condizione, purtroppo non rara, può innescare una complessa reazione fisiologica, la sindrome da coagulazione intravascolare disseminata (SICO), responsabile di uno shock emorragico che ha portato al decesso di Anna.
La SICO, caratterizzata da una micro-trombi disseminati nei vasi sanguigni, compromette la funzionalità di organi vitali e può essere fatale se non tempestivamente riconosciuta e trattata.
La sentenza del giudice monocratico Filippo Potaturo, pur non restituendo ad Anna la vita, sottolinea l’importanza di un approccio diagnostico rigoroso e attento, soprattutto in casi di dolore addominale acuto in donne in età fertile.
Il caso evidenzia la necessità di una maggiore consapevolezza da parte dei professionisti sanitari riguardo alle manifestazioni atipiche della gravidanza e di un aggiornamento costante sulle tecniche diagnostiche, inclusa la valutazione della funzionalità ormonale e l’utilizzo di ecografie transvaginali come screening di routine.
L’avvocato Sergio Pisani, esponente della difesa della famiglia Siena, ha giustamente sottolineato che episodi di gravidanza criptica sono più comuni di quanto si creda, auspicando che questa sentenza possa fungere da monito per il futuro, salvaguardando altre vite.
La vicenda di Anna non è solo una storia di dolore e perdita, ma anche un invito alla riflessione sulla necessità di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, promuovendo una cultura della sicurezza e della responsabilità professionale.
La prevenzione, l’accuratezza diagnostica e la tempestività dell’intervento sono le pietre angolari di un sistema sanitario capace di rispondere efficacemente alle esigenze delle pazienti e di tutelare la loro salute.







