Il giovane imputato, in un gesto che ha segnato la seduta processuale a Perugia, ha espresso le sue scuse ai genitori di Andrea Prospero, la cui vicenda ha scosso profondamente la comunità.
La richiesta di patteggiamento, presentata per il reato di istigazione o aiuto al suicidio, è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari, aprendo la strada a un processo più complesso e articolato.
Il padre di Andrea Prospero, uscendo dall’aula, ha espresso un dolore lacerante, evidenziando come la perdita di un amico, in circostanze tragiche e avvolte da interrogativi, non possa essere definita come una semplice perdita di amicizia.
La sua amarezza, palpabile, ha permeato l’atmosfera, rispecchiando la profonda sofferenza di una famiglia che cerca disperatamente risposte e giustizia.
Un commento lapidario, “Da schifo.
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“, ha condensato il suo sgomento e la sua indignazione verso le parole dell’imputato.
La decisione del giudice, pur rappresentando una prima fase positiva per la famiglia Prospero, segna l’inizio di un percorso giudiziario che mira a far luce sulle dinamiche che hanno portato alla morte del giovane studente universitario.
L’avvocato di parte civile ha sottolineato come le istanze avanzate dai legali di famiglia, considerate pienamente legittime e fondate, abbiano trovato un riscontro positivo nella valutazione del giudice.
Nonostante questa prima tappa, il padre di Andrea ha ribadito la propria ferma aspettativa di una giustizia piena e completa, che possa riconoscere la gravità dei fatti e punire i responsabili con la dovuta severità.
La pena proposta in sede di patteggiamento (due anni e mezzo), percepita come eccessivamente blanda, sarebbe stata inaccettabile per la famiglia, che ora guarda con rinnovata speranza al processo, confidando in una sentenza che possa restituire dignità alla memoria di Andrea e fornire un senso di chiusura a un lutto così devastante.
Il processo, ora, dovrà approfondire le responsabilità individuali e le possibili dinamiche che hanno contribuito a questa tragica vicenda, al fine di perseguire la verità e applicare la legge in modo equo e rigoroso.
L’obiettivo primario rimane quello di fare luce sulle circostanze che hanno portato alla morte di Andrea e garantire che simili tragedie non si ripetano.








