Il quadro demografico della Basilicata si tinge di sfumature complesse, delineate dai dati recenti relativi agli italiani residenti all’estero, elaborati dalla Fondazione Migrantes e analizzati dal Centro Studi Lucani nel Mondo e dalla Confederazione Italiani nel Mondo di Basilicata.
Un aumento significativo, superiore alle 11.000 unità in soli due anni, porta la platea degli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) a quota 152.363, un dato che riflette profondamente la dinamica migratoria che investe la regione.
L’incidenza percentuale degli iscritti AIRE rispetto alla popolazione residente, pari al 28,8%, posiziona la Basilicata al secondo posto nazionale, superata unicamente dal Molise.
Questo dato quantitativo, apparentemente neutro, cela una realtà più articolata: un rapporto tra popolazione residente e quella all’estero che segnala una perdita di capitale umano potenzialmente impattante per il futuro della regione.
Un’ulteriore analisi rivela una ripartizione migratoria trasversale alle diverse fasce d’età.
Contrariamente alle tradizionali narrazioni che focalizzavano l’emigrazione su giovani in cerca di opportunità post-diploma o su generazioni più anziane seguite dai propri figli, i dati attuali evidenziano un fenomeno più ampio, che coinvolge tutte le fasce demografiche.
Questo suggerisce un cambiamento nei driver della migrazione, che potrebbe essere legato a fattori economici più ampi, come la ricerca di migliori condizioni di vita, opportunità lavorative diversificate o un accesso facilitato a servizi non disponibili in regione.
L’analisi a livello comunale rivela una concentrazione di iscrizioni AIRE in comuni come Potenza, Lauria, Marsico Nuovo e Matera, con numeri superiori alle 3.000 unità.
Castelgrande, Montemurro e Sasso di Castalda spiccano per percentuali di residenti all’estero particolarmente elevate, superando il 190% e il 180% rispettivamente, mentre San Fele e Marsico Nuovo raggiungono numeri assoluti di oltre 3.000 e 3.600 cittadini iscritti all’AIRE.
Un quadro puntuale che sottolinea come la dispersione sia un fenomeno capillare, distribuito su tutto il territorio regionale.
Le destinazioni preferenziali restano Argentina, Svizzera, Germania, Brasile e Uruguay, paesi che storicamente hanno rappresentato porte di approdo per l’emigrazione lucana.
La presenza di 27 lucani in Israele e 156 a San Marino sottolinea la varietà delle scelte geografiche.
Un elemento di speranza emerge dal dato relativo ai rientri: il 26% di coloro che hanno lasciato la regione è tornato, indicando che la mobilità giovanile non è sempre sinonimo di “fuga” definitiva, ma può rappresentare un’esperienza formativa e professionale che porta al ritorno e al contributo allo sviluppo locale.
Tuttavia, l’analisi di Luigi Scaglione evidenzia una lacuna significativa: la mancanza di una visione strategica a lungo termine.
È necessario implementare politiche mirate che favoriscano la tenuta sociale della regione, incentivando la permanenza e il rientro di talenti, anche di coloro che già dispongono di un impiego ma si trovano costretti a spostarsi per motivi contingenti, sia all’interno del Paese che all’estero.
Questo implica non solo la creazione di opportunità lavorative attraenti, ma anche la promozione di un ambiente sociale e culturale stimolante, capace di contrastare la perdita di capitale umano e di garantire un futuro prospero per la Basilicata.

