martedì 27 Gennaio 2026

Consob, la crisi serra la coalizione di governo.

La questione della nomina alla presidenza della Consob ha innescato una fase di notevole frizione all’interno della coalizione di governo, mettendo a termine una sottile linea di equilibrio tra le forze politiche che la compongono.
La candidatura di Federico Freni, esponente della Lega, ha infatti provocato un’inattesa resistenza da parte di Forza Italia, aprendo uno spiraglio di conflitto che rischia di estendersi a diversi fronti strategici.

L’esplicita rivendicazione del capogruppo leghista alla Camera, Ricardo Molinari, che conferma l’esistenza di un accordo di massima precedentemente raggiunto, evidenzia una divergenza interpretativa cruciale.

La replica veemente del portavoce forzista, Raffaele Nevi, che nega categoricamente la sussistenza di qualsiasi intesa, testimonia un raffreddamento delle relazioni e una crescente insofferenza nei confronti delle modalità operative dell’alleato.
Al di là della singola nomina, l’incidente di Consob rivela un problema più ampio: la mancanza di un effettivo meccanismo di consultazione e condivisione delle decisioni all’interno del governo.
L’accusa di “vizio di metodo” lanciata da Forza Italia sottolinea una percezione di unilateralismo nelle scelte del partito di Matteo Salvini, alimentando un sentimento di marginalizzazione che rischia di compromettere la coesione della coalizione.
La reazione leghista, che accusa apertamente Forza Italia di voler imporre le proprie candidature senza un confronto costruttivo, preannuncia un’escalation delle tensioni.

Questo disaccordo potrebbe tradursi in un irrigidimento delle posizioni su temi cruciali come la sicurezza nazionale, dove la Lega intende esercitare un pressing significativo per l’implementazione di iniziative come “Strade Sicure” e per l’inserimento di specifiche disposizioni legislative.
La persistente divergenza di vedute rischia di trasformare il dossier Consob da questione meramente procedurale a simbolo di un più profondo squilibrio di potere all’interno della coalizione, con potenziali ripercussioni sulla stabilità del governo e sulla capacità di affrontare le sfide complesse che attendono il Paese.

L’incapacità di trovare un compromesso in questa circostanza potrebbe erodere la fiducia reciproca e rendere più difficile la gestione di altre questioni delicate, mettendo a repentaglio la tenuta stessa dell’alleanza.

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