Un prezioso calamaio in argento, testimonianza tangibile del genio e delle sofferenze di Silvio Pellico, ha trovato nuova dimora a Saluzzo, arricchendo il patrimonio culturale della città natale dello scrittore e patriota.
L’acquisizione, ufficialmente sancita dalla giunta comunale guidata da Franco Demaria, rappresenta un’importante occasione per approfondire la conoscenza di una figura chiave del Risorgimento italiano e per valorizzare ulteriormente la Casa natale di Pellico, trasformata in un luogo di memoria e di studio.
L’oggetto, più che un semplice utensile da scrittura, si configura come un manufatto artistico di notevole pregio.
Le raffinate decorazioni incise rivelano l’opera di Carlo Balbino, argentiere torinese attivo nell’Ottocento, noto per la sua abilità tecnica e per le commissioni ricevute da famiglie nobiliari di spicco, tra cui i Marchesi di Barolo.
Questa connessione con i Barolo, signori di Mondovì e feudatari presso i quali Pellico svolse una parte significativa della sua vita e della sua attività letteraria, sottolinea l’importanza storica e la rilevanza simbolica del calamaio.
La donazione, generosamente offerta dalla signora Maria Luisa Guazzotti di Cuneo, risale a un legame affettivo e culturale più ampio.
L’oggetto era stato precedentemente ricevuto dalla signora Maria Rosa Genovese, figura di riferimento nel tessuto sociale cuneese e amica di famiglia, la cui scomparsa nel 2021 ha lasciato un vuoto palpabile.
La cerimonia di consegna, avvenuta a conclusione della conferenza dedicata al rapporto intellettuale e amicale tra Pellico e Piero Maroncelli, all’interno della rassegna ‘Dalla musica a…’, ha rappresentato un momento di celebrazione e di riconoscimento del valore della memoria.
Un’attenta ricerca genealogica e archivistica, coordinata da Giancarla Bertero, esperta di storia locale e già responsabile dell’Archivio storico e dei Fondi della biblioteca civica, è attualmente in corso.
L’obiettivo è ricostruire la storia dell’oggetto, tracciando i possibili percorsi di proprietà e individuando i legami con le influenti famiglie cuneesi dell’epoca, come gli Osasco e i Toselli, spesso mecenati e sostenitori delle arti e della cultura.
Questa indagine, che si prefigge di svelare ulteriori dettagli sulla provenienza del calamaio, contribuirà a contestualizzarlo all’interno del panorama sociale e culturale del Piemonte ottocentesco.
Il calamaio sarà collocato con cura sulla scrivania originaria di Silvio Pellico, elemento centrale dell’allestimento museale dedicato all’illustre concittadino, costituendo un punto focale per la riflessione sulla sua opera, sul suo impegno civile e sulla sua tragica esperienza di prigionia.
La sua presenza non sarà soltanto un arricchimento materiale, ma anche un potente stimolo per la ricerca, lo studio e la divulgazione del pensiero e dell’eredità di Silvio Pellico.









