L’imponente solennità del Palazzo delle ex Regie Segreterie di Stato, sede della Prefettura di Torino, accoglie oggi un’inedita commistione tra storia e memoria: i busti riprodotti di nove figure cardine del panorama politico italiano, Presidenti del Consiglio che guidarono il governo sabaudo tra il 1848 e il 1865, entrano a far parte del suo arredo storico.
Un’installazione concepita per arricchire non solo la sua architettura, considerata un gioiello torinese, ma anche per restituire al luogo la risonanza della fervente attività amministrativa e politica che ne ha segnato le origini.
La Galleria Alfieriana, spazio di grande suggestione, si anima ora della presenza, in forma riprodotta, di Camillo Benso conte di Cavour, architetto del risorgimento; Cesare Balbo, figura di spicco del pensiero liberale; Vincenzo Gioberti, con le sue proposte di federalismo; Massimo d’Azeglio, intellettuale e statista; Alfonso Ferrero de La Marmora, militare e politico; Bettino Ricasoli, simbolo dell’azione repubblicana; Urbano Rattazzi, fautore di riforme sociali; Luigi Farini, uomo di transizione; e Marco Minghetti, promotore di un’economia nazionale.
L’iniziativa, frutto della visione del prefetto Donato Cafagna, si materializza grazie a un protocollo condiviso che vede il coinvolgimento della presidente del Museo del Risorgimento Italiano, Luisa Papotti, e del presidente del Gruppo Piemontese Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Marco Boglione, quest’ultimo artefice del finanziamento.
Benché non si configuri come una mostra temporanea, l’intervento si inscrive nel tessuto stesso del Palazzo, come una prosecuzione della sua storia e delle sue funzioni originarie, un legame tangibile con il passato che alimenta la consapevolezza del presente.
“Si tratta di un’operazione che mira a restituire al Palazzo la sua identità storica, a evocare l’eco delle decisioni cruciali che ne hanno animato le stanze,” ha sottolineato il prefetto Cafagna, ribadendo come l’installazione si proponga come un ponte tra le generazioni, un invito a riflettere sul complesso percorso risorgimentale che ha portato all’Unità d’Italia.
Luisa Papotti ha aggiunto come questa scelta simbolica riporti alla luce il ruolo centrale del Piemonte nel processo unitario, un laboratorio politico e amministrativo di primaria importanza.
Il gesto di sostegno da parte dei Cavalieri del Lavoro piemontesi, come espresso con gratitudine da Marco Boglione, testimonia un impegno concreto nella valorizzazione del patrimonio nazionale e nella trasmissione dei valori risorgimentali.
Questi nove ritratti, rappresentativi di un’epoca cruciale, offrono uno spaccato vivido delle sfide, delle ambizioni e delle contraddizioni che hanno plasmato l’Italia moderna, stimolando una riflessione più profonda sulle radici della nostra identità nazionale e sul significato del cammino che ci ha condotto all’unità, dalla stagione dei moti del ’48 al trasferimento della capitale a Firenze.
L’installazione ambisce a divenire non solo un elemento decorativo, ma un catalizzatore di dialogo e approfondimento storico.








