IA: Oltre il Pappagallo, Riconquistare il Futuro Tecnologico

## L’Intelligenza Artificiale: Oltre il “Pappagallo Stocastico” e verso un Futuro da RiconquistareL’intelligenza artificiale (IA) è diventata onnipresente, ma la sua natura e il suo impatto sulla società rimangono terreno di acceso dibattito.
La definizione di “pappagallo stocastico”, coniata nel 2021 da Emily M.

Bender e Timnit Gebru, offre una chiave di lettura efficace: l’IA, in questo contesto, non “comprende” ciò che genera, ma riproduce schemi probabilistici derivanti da enormi quantità di dati.
Questa meccanica di riproduzione, priva di reale comprensione e ancoraggio alla realtà, è la radice delle cosiddette “allucinazioni”, ovvero la capacità dell’IA di inventare informazioni, citazioni inesistenti, e costruire narrazioni apparentemente coerenti ma completamente prive di fondamento.
Il recente convegno a Damanhur Crea, organizzato dalla Liber School Aps in collaborazione con l’associazione Vajne, ha cercato di fornire risposte e stimolare una riflessione più ampia su questi sviluppi, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale di queste tecnologie.
L’intervento del professore Antonio Santangelo, esperto di semiotica e filosofia dei linguaggi, ha messo in luce la crescente difficoltà di discernere la verità in un panorama informativo sempre più contaminato da contenuti generati da macchine.
La verifica dei fatti (fact-checking) rimane cruciale, ma non sufficiente a contrastare la diffusione di informazioni distorte, anche quando si tratta di dati veritieri collegati in modo insensato.
La prospettiva della “post-medialità” offre una chiave di lettura ulteriore: l’evoluzione tecnologica ha eroso la distinzione tra media tradizionali (giornali, radio, televisione) e l’individuo.

Con la diffusione degli smartphone, i media sono diventati parte integrante del nostro essere, integrati nel nostro quotidiano.

L’essere umano è diventato esso stesso un “media”, un trasmettitore di dati costantemente raccolti e gestiti dalle piattaforme che utilizziamo, spesso gratuitamente.

Questo scambio di dati alimenta un sistema in cui noi stessi siamo il prodotto, e la nostra attività genera profitto per le aziende proprietarie delle piattaforme.

Questa dinamica solleva questioni etiche e legali complesse.

La recente attenzione posta dal *New York Times*, che ha rilevato la copia di interi articoli da parte di sistemi di IA senza riconoscimento del diritto d’autore, è solo l’ultimo esempio di una tendenza preoccupante.
La necessità di regolamentazione è evidente, e l’interesse suscitato dal nuovo quadro europeo, che impone limiti allo sfruttamento dei dati, suggerisce una direzione potenzialmente positiva.

La riflessione di Santangelo proietta un quadro inquietante, che ricorda un ritorno a forme di potere e controllo tipiche di un’epoca storica superata.
La concentrazione del potere tecnologico nelle mani di poche multinazionali, la capacità di sorvegliare e profilare gli individui, e la crescente commistione tra potere politico ed economico, evocano un sistema di “tecno-feudalesimo”, in cui i “baroni del digitale” esercitano un controllo sempre più pervasivo sulla società.

Tuttavia, l’analisi del professore non si esaurisce in una visione pessimistica.

Esistono visioni alternative, come quelle promosse dal Centro Nexa del Politecnico di Torino, che mira a promuovere una cultura tecnologica più consapevole e responsabile.
La domanda cruciale è: come vogliamo creare tecnologie che riflettano i nostri valori e ci aiutino a realizzare una visione del mondo più giusta e sostenibile?È imperativo, quindi, non limitarsi a denunciare i rischi e le ingiustizie del sistema attuale, ma lavorare attivamente alla costruzione di un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell’umanità, e non viceversa.

Questo richiede una maggiore consapevolezza, una riflessione critica, e un impegno collettivo per promuovere un modello di sviluppo tecnologico più equo, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.

La sfida è ardua, ma la riconquista del futuro è possibile.

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