A Castelrotto, nel cuore dell’Alto Adige, un tragico ritrovamento ha riacceso l’attenzione sulla crescente complessità della convivenza tra fauna selvatica e attività antropiche.
Un esemplare di sciacallo dorato ( *Canis aureus*), un predatore di origine asiatica e sud-orientale europea, è stato rinvenuto senza vita a luglio.
L’analisi tossicologica, condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie a Padova su disposizione della Ripartizione provinciale del Servizio forestale, ha confermato l’avvelenamento come causa del decesso.
Questo evento, purtroppo, non è un caso isolato e sottolinea la gravità del fenomeno del bracconaggio e dell’uso illegale di esche avvelenate, una pratica criminale che rappresenta una minaccia concreta non solo per la fauna selvatica, ma anche per la salute pubblica e la sicurezza di persone, animali domestici e bestiame.
La violazione delle normative che proibiscono la disseminazione di sostanze tossiche è punibile per legge e mette a rischio l’equilibrio degli ecosistemi alpini.
Lo sciacallo dorato, affine al lupo e tipico delle steppe e dei boschi aperti dell’Asia centrale, della Romania, della Bulgaria e dei Balcani, ha esteso la sua presenza anche in Italia, seppur non essendo originario dell’Alto Adige.
La sua comparsa in questa regione, documentata ormai da oltre un decennio, rappresenta un fenomeno di “ripopolamento naturale” o, più probabilmente, di introduzione indiretta, legato ai cambiamenti climatici, alla frammentazione degli habitat e alle complesse dinamiche migratorie che caratterizzano la fauna europea.
La presenza dello sciacallo dorato in Alto Adige, pur essendo relativamente recente, solleva interrogativi importanti sulla gestione del territorio e sulla necessità di strategie di coesistenza che tengano conto delle esigenze di entrambi, uomo e animale.
Essendo specie protetta ai sensi dell’Allegato V della Direttiva Habitat Europea, la sua tutela è imposta a livello comunitario, ma la sua sopravvivenza nell’ambiente alpino dipende dalla capacità di mitigare i conflitti e di promuovere pratiche agricole e forestali sostenibili.
La morte di questo esemplare, vittima di un atto criminale, è un campanello d’allarme che esige un impegno collettivo per garantire un futuro alla fauna selvatica e per preservare la biodiversità del territorio altoatesino.








