Nel cuore pulsante delle Alpi, a breve distanza dai confini alpini che segnano l’incontro tra Italia, Austria e Svizzera, emerge una storia di silenzi e testimonianze.
Curon Venosta, un luogo carico di memoria e suggestioni, fa da sfondo all’adattamento teatrale del romanzo “Resto qui” di Marco Balzano, un’opera che Francesco Niccolini traduce in linguaggio scenico con la sensibilità di un regista attento alle sfumature emotive.
Lo spettacolo, interpretato da Arianna Scommegna e Mattia Fabris, non è una semplice trasposizione letteraria, ma una rielaborazione che intensifica il dramma interiore dei personaggi, restituendo al pubblico un’esperienza coinvolgente e profondamente commovente.
Antonio Panzuto firma le scene, creando un’atmosfera rarefatta e suggestiva, mentre Emanuela Dall’Aglio cura i costumi, delineando con precisione l’identità visiva dei protagonisti.
L’illuminazione di Alessandro Verazzi contribuisce a definire l’atmosfera, creando giochi di luce e ombra che esaltano l’intensità emotiva delle scene, mentre le musiche originali di Dimitri Grechi Espinoza avvolgono lo spettatore in un abbraccio sonoro, amplificando le emozioni.
La coproduzione tra il Teatro Stabile di Bolzano, il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e il Teatro Cristallo, rappresenta un’iniziativa culturale di grande valore, che porta in scena un’opera capace di parlare al cuore del pubblico.
La prima nazionale, inserita nella Stagione In Scena, segna l’inizio di un percorso itinerante che porterà lo spettacolo in diverse località del Trentino-Alto Adige, a Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno, sempre con orario serale delle 20:30.
Il viaggio teatrale prosegue poi con tappe a Pergine e Tione, culminando in una residenza al Piccolo Teatro di Milano, dove lo spettacolo sarà presentato al Studio Melano dal 3 al 15 marzo.
“Resto qui” non è solo una storia di due persone, ma un’esplorazione della condizione umana, un’indagine sulla fragilità delle relazioni e sulla forza del silenzio.
È un invito a riflettere sul peso del passato e sulla possibilità di ricostruire un futuro, un’occasione per ascoltare voci che spesso rimangono inascoltate e per comprendere il significato profondo di un “restare” che può essere sia una scelta che una necessità.
Lo spettacolo promette di essere un’esperienza intensa e memorabile, un’occasione per connettersi con le emozioni e per confrontarsi con le complessità dell’animo umano.









