La vicenda di Acciaierie Valbruna, produttore di acciai speciali e superleghe cruciali per settori strategici sia civili che militari, si configura come un caso emblematico delle complessità legate alla tutela dell’industria nazionale e alla garanzia della continuità produttiva in contesti di transizione industriale.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato un’analisi approfondita dell’applicazione del meccanismo del *golden power* a seguito di un incontro con i rappresentanti dell’azienda, della Provincia autonoma di Bolzano, della Regione Veneto e delle organizzazioni sindacali, un confronto indetto per valutare gli sviluppi legati alla scadenza della concessione trentennale dell’area industriale di via Volta.
La situazione è innescata da un’eredità complessa che risale al 1995, quando, a seguito del disimpegno del gruppo Falck, la Provincia autonoma di Bolzano acquisì gli stabilimenti e li concesse in locazione a Valbruna.
L’accordo, pur prevedendo un’opzione di acquisto, non conteneva disposizioni imperative per la rimozione degli impianti né clausole vincolanti per la successione alla scadenza, creando un vuoto normativo che ora si presenta come un nodo cruciale.
L’azienda, nel corso dei trent’anni, ha investito ingenti risorse, superiori ai 450 milioni di euro, consolidando la sua presenza e know-how in un settore altamente specializzato e di rilevanza strategica.
L’emissione del bando di gara pubblica da parte della Provincia autonoma di Bolzano, finalizzato all’assegnazione dell’area industriale, ha innescato la necessità di un’attenta valutazione del *golden power*.
Questa misura, prevista dalla normativa italiana, consente allo Stato di intervenire in operazioni societarie che, pur non implicando un cambio di controllo, possono compromettere interessi nazionali, soprattutto in settori considerati vitali per la sicurezza e l’economia del Paese.
La notifica preventiva del bando da parte della Provincia, a sensi della normativa sul *golden power*, segnala la sensibilità delle autorità locali e la consapevolezza delle implicazioni strategiche dell’operazione.
Il Ministro Urso ha ribadito l’impegno del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) a monitorare attentamente la vicenda, sollecitando un approfondimento tecnico che determini se e come esercitare i poteri speciali a tutela degli interessi nazionali.
L’obiettivo primario è la salvaguardia della continuità produttiva del sito, un elemento imprescindibile per la preservazione di una filiera tecnologica strategica come quella siderurgica, e la garanzia dei livelli occupazionali attuali, che coinvolgono oltre 1.700 dipendenti.
Si tratta di una questione che va oltre la semplice gestione di un appalto: si configura come una sfida per la resilienza industriale italiana e per la capacità di proiettare il Paese nel panorama globale con competenze e prodotti ad alto valore aggiunto.
La complessità del caso richiede un approccio integrato, che tenga conto non solo degli aspetti economici e finanziari, ma anche delle implicazioni sociali e tecnologiche.
Il MIMIT, in collaborazione con le altre istituzioni coinvolte, dovrà valutare attentamente tutte le offerte per l’assegnazione dell’area industriale, privilegiando quelle che garantiscano non solo la continuità produttiva, ma anche l’investimento in innovazione, la formazione del personale e lo sviluppo di nuove tecnologie.
La riconvocazione delle parti nel mese di ottobre, come già concordato, testimonia l’urgenza di trovare una soluzione condivisa e sostenibile, che preservi il patrimonio industriale e il capitale umano del territorio.
L’esito di questa vicenda potrebbe fungere da precedente per la gestione di situazioni analoghe in altri settori strategici, contribuendo a rafforzare la capacità d’intervento dello Stato nella tutela dell’economia nazionale.









