Un’eco di speranza, un presentimento sussurrato alla madre settimane prima: Davide Ghedin, tabaccaio custode di ricordi a pochi passi dalla dimora d’infanzia di Alberto Trentini, ricorda un’attesa condivisa.
La sua bottega, come un riflesso collettivo del quartiere Lido di Venezia, si veste di palloncini tricolore, un gesto spontaneo ispirato dalla vicina fruttivendola, simbolo di una gioia diffusa.
La possibilità di rivolgere alla madre di Alberto un semplice “buona giornata” senza il peso di un senso di colpa, un fardello che ha gravato su tutti fino a poche ore prima, è una liberazione che commuove.
Quattordici mesi di silenzio, di assenze improvvise e di un dolore latente, hanno segnato la comunità.
Ghedin, abituato a servire i genitori di Alberto, a custodire i loro quotidiani, ha percepito un cambiamento nell’aria, un’inquietudine che si è intensificata con il recente blitz contro Maduro.
L’improvviso isolamento della coppia, la loro scomparsa dalla consueta routine, ha preannunciato un evento di portata inaspettata.
Il legame tra Ghedin e Alberto affonda le radici nell’infanzia, un intreccio di sguardi rubati e piccoli gesti condivisi.
“Viene a prendere le sigarette da me, da sempre.
Io ho tanti clienti, si creano associazioni, legami che nascono dalle abitudini quotidiane,” spiega Ghedin. Un rapporto che ha superato la distanza di un anno scolastico, un’amicizia silenziosa forgiata tra i banchi di scuola, un’esistenza parallela che si è arricchita di significato.
La notizia del ritorno di Alberto ha scatenato un’ondata di sollievo e gioia in tutta la comunità, unita da un profondo senso di appartenenza e dalla fede condivisa.
“Siamo tutti contenti, perché siamo una gente che frequenta la parrocchia,” sottolinea Ghedin, evocando un’identità radicata e un sostegno reciproco.
L’auspicio è che la parrocchia stessa, motore di aggregazione sociale, possa organizzare una festa, un momento di celebrazione che coinvolga l’intero quartiere.
Davide Ghedin, commosso, fatica a trovare le parole giuste per esprimere il suo affetto verso Alberto.
“Una parola sarebbe poca, due sarebbero troppe,” ammette.
Il gesto che gli riserverà sarà semplice, essenziale: un abbraccio, un simbolo di accoglienza e di profondo affetto, che racchiude la speranza di un futuro di pace e serenità.
Un abbraccio che sigilla la fine di un lungo periodo di incertezza e l’inizio di una nuova, radiosa stagione.








