Cinisca: L’eco di una principessa alle Olimpiadi

Cinisca: L’Eco di una Vittoria Silenziosa, tra Mito, Sport e Riflessi d’AcquaIl 14 gennaio, Treviso accoglie la prima nazionale di *Cinisca, la principessa che parlava ai cavalli*, uno spettacolo di Giovanna Cordova, prodotto da Tema Cultura in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

In un anno che vedrà Milano e Cortina ospitare le Olimpiadi del 2026, la pièce si propone di riscoprire l’antica Grecia classica, non solo come culla della civiltà occidentale, ma anche come spazio, seppur fragile, di dialogo e confronto pacifico, un ideale che risuona potentemente in un’epoca segnata da crescenti tensioni.

Lo spettacolo pone al centro la figura di Cinisca di Sparta, una figura storica finora dimenticata dai palcoscenici teatrali: la prima donna a trionfare alle Olimpiadi, nel 396 a.
C.

Linda Atzori incarna questa figura enigmatica, restituendole una voce e una dignità che la storia le ha a lungo negato.

La presenza di Monica De Gennaro, campionessa olimpica di pallavolo e riconosciuta tra le migliori al mondo, assume il ruolo di “ponte” ideale, collegando l’eroismo silenzioso di Cinisca con le conquiste e le sfide affrontate dalle atlete contemporanee.

*Cinisca, la principessa che parlava ai cavalli* non è una biografia convenzionale.

È un’esplorazione stratificata che fonde mito, storia e attualità, intrecciando il racconto della principessa spartana con le riflessioni sul ruolo della donna nello sport, ieri e oggi.

Cinisca, figlia di Archidamo II, si distinse non correndo direttamente, ma come abile allevatrice di cavalli da corsa, un atto di sfida velato che contestò l’esclusività maschile dei Giochi Olimpici.
La sua vittoria, dunque, fu una vittoria indiretta, un atto di sovversione silenziosa che aprì una crepa nell’ordine costituito.
L’allestimento scenico, curato nei minimi dettagli, è un elemento cruciale nell’interpretazione dello spettacolo.

L’acqua, elemento primordiale e simbolo di trasformazione, permea l’intera narrazione, proiettando i personaggi in un universo mitico e contemporaneo.
Proiezioni evocative, fasci laser che delimitano e riconfigurano costantemente lo spazio, e una miriade di specchi che rivestono il palco creano un’atmosfera onirica e suggestiva.
Le gabbie, altro elemento scenografico ricorrente, simboleggiano sia la prigionia, sia il potenziale di liberazione.
Gli specchi, in particolare, amplificano la sensazione di immersione, riflettendo le immagini e le emozioni dei personaggi e del pubblico, invitando lo spettatore a confrontarsi con le proprie riflessioni e i propri pregiudizi.
L’acqua, metafora dell’anima umana, si manifesta attraverso questi specchi, rivelando la complessità dell’essere umano, capace di creare bellezza e distruzione, cambiamento e permanenza.
*Cinisca, la principessa che parlava ai cavalli* non offre risposte facili, ma stimola la riflessione: se non ci ancoriamo a un’idea di staticità, la possibilità di cambiare prospettiva, di reinventarsi, rimane sempre aperta.

Lo spettacolo si configura quindi come un potente inno all’emancipazione, alla determinazione e alla libertà, un messaggio universale che risuona con particolare forza nell’anno che precede le Olimpiadi, invitando a ripensare il significato dello sport e il ruolo della donna nella società.

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