Gian Antonio Cibotto: Memorie, Racconti e l’Anima del Polesine

Gian Antonio Cibotto: un cantore del Polesine tra memoria e modernitàLa devastazione causata dall’alluvione del Po nel 1951, che lasciò dietro di sé un bilancio di cento vittime e ingenti danni nelle province di Rovigo e Vicenza, segnò un punto di svolta nella vita di un giovane volontario impegnato nei soccorsi.
Da quella tragica esperienza, immortalata nei suoi appunti e matura tre anni dopo nella pubblicazione di “Cronache dell’alluvione”, emerse la figura di Gian Antonio Cibotto, scrittore e giornalista, destinato a diventare la voce più autentica e appassionata del Polesine.

Autodefinito “uno del Delta padano”, Cibotto, nato a Rovigo l’8 maggio 1925, ha saputo trascendere i confini regionali, affermandosi come intellettuale poliedrico di rilevanza nazionale.
Rovigo, la sua città natale, gli rende omaggio con la mostra “Il gusto del racconto”, in corso fino al 29 giugno 2026 a Palazzo Roncale, un’iniziativa promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il Comune e l’Accademia dei Concordi.
L’esposizione, curata da Francesco Jori e diretta da Alessia Vedova, nasce da un’idea di Sergio Campagnolo, con l’obiettivo di celebrare un artista che ha attraversato la seconda metà del Novecento e i primi anni del XXI secolo, spaziando dal giornalismo alla letteratura, dal teatro al cinema, con una voce distintiva che univa erudizione e accessibilità, intrisa di ironia e profondo amore per la sua terra e la sua gente.

Cibotto, con una visione acuta e originale, descrisse i veneti come “inglesi trapiantati” tra le Alpi e la pianura padana, sottolineando una virtù tipica, un sottile senso dell’umorismo, ereditato dai loro antenati d’Oltremanica.

La mostra ripercorre un percorso artistico complesso e ricco di sfaccettature, a partire dall’esperienza traumatica dell’alluvione, che lo spinse ad abbracciare il giornalismo e la scrittura.
Tra le sue opere più significative spicca il romanzo “Scano Boa”, ispirato a un fatto di cronaca e che evoca, per intensità emotiva e struttura narrativa, le atmosfere de “Il vecchio e il mare”.
Il romanzo fu poi adattato per il grande schermo, con una giovanissima Carla Gravina e gli innovativi effetti speciali creati da Carlo Rambaldi, che in seguito avrebbe raggiunto fama internazionale.
L’impegno di Cibotto non si limitò alla narrativa; si distinse anche come critico letterario e teatrale, e contribuì alla promozione di eventi culturali di rilevanza nazionale, come il Premio Campiello.
Negli anni Settanta, tornò a Rovigo per lavorare al Gazzettino, il giornale locale, dove si ritrovò a confrontarsi con una realtà che amava e odiava allo stesso tempo.
Negli ultimi anni della sua vita, si ritirò in una dimora segnata da una vasta biblioteca personale, composta da ben 37.000 volumi, molti dei quali arricchiti da dediche di illustri autori.

La casa, situata in viale Trieste, è stata demolita nel 2023, ma si stanno valutando iniziative, come l’intitolazione di una targa, per preservarne la memoria, affiancando il parco a lui dedicato nel quartiere Commenda.
La mostra rodigina offre così l’opportunità di riscoprire il “fil rouge” di storie apparentemente marginali, che costituivano l’essenza della sua opera: frutto di una meticolosa indagine sul territorio, condotta a bordo della sua iconica Mini Minor, e animata, come osservò Cesare De Michelis, da un’urgenza testimoniale, da un vivo senso morale, più che da ambizioni letterarie.

Cibotto ha saputo raccontare il suo tempo, la sua terra, la sua gente, con un’umanità profonda e uno sguardo acuto e originale, lasciando un’eredità culturale di inestimabile valore.

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