Il cappello da cacciatore, ornato con la piuma vibrante del gallo cedrone, simboleggia l’ingresso in una tradizione secolare.
Nella Waltherhaus di Bolzano, il 26 novembre 2025 ha segnato un momento cruciale per 248 giovani uomini e donne, neo-diplomati in caccia, un numero senza precedenti nella storia dell’Alto Adige.
Tra loro, Lena Obkircher, venticinquenne originaria della Val Sarentino, porta avanti un’eredità familiare radicata nella passione per la caccia, trasmessa di padre in padre, generazione dopo generazione.
Accanto a lei, Hannes Huebser, giovane cacciatore di Campo di Trens, ventiquattrenne, incarna un approccio nuovo, un’esperienza singolare nella sua famiglia, testimoniando l’apertura della tradizione a nuove prospettive.
L’evento, presieduto dall’assessore provinciale alle Foreste Luis Walcher, ha rappresentato un’occasione per riflettere sull’importanza di una caccia responsabile e sostenibile.
L’alto numero di diplomati non è solo un dato statistico, ma un segnale di vitalità e di continuità per l’attività venatoria in Alto Adige.
L’introduzione di metodologie didattiche innovative nell’esame di caccia, con una maggiore enfasi sulle competenze pratiche, è un tassello fondamentale per garantire la sicurezza e la conservazione del patrimonio faunistico.
Le parole del direttore della Ripartizione Foreste Günther Unterthiner hanno evidenziato come la preparazione dei candidati sia costantemente in miglioramento, grazie anche al perfezionamento delle prove pratiche.
Le nuove normative, infatti, mirano a rafforzare la componente pratica, la conoscenza del territorio e la sicurezza, elementi imprescindibili per un cacciatore consapevole.
Il superamento dell’esame, tuttavia, è solo l’inizio di un percorso formativo continuo, un impegno che si estende ben oltre la semplice acquisizione di una licenza.
Il tirocinio pratico, i corsi di primo soccorso e l’ottenimento del porto d’armi rappresentano tappe fondamentali per affinare le competenze e maturare una solida etica venatoria.
Dominik Trenkwalder, dell’Ufficio Gestione fauna selvatica, ha illustrato i risultati dell’esame, sottolineando come l’aumento della partecipazione femminile e l’abbassamento dell’età media dei candidati – con un raddoppio dei diciottenni negli ultimi cinque anni – indichino una crescente apertura e un rinnovato interesse da parte delle nuove generazioni.
Questo dato, in particolare, suggerisce un futuro per la caccia in Alto Adige che non è solo legato alla tradizione, ma anche all’innovazione e alla sensibilizzazione ambientale.
La crescente partecipazione femminile, inoltre, introduce nuove prospettive e approcci alla gestione della fauna selvatica, arricchendo la tradizione venatoria con nuove sensibilità e competenze.









