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Truffa dell’asfalto: Arrestato al confine, schema criminale da 10 milioni

L’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Bolzano ha portato all’arresto, al confine di Stato, di un uomo di sessantotto anni, già gravato da un ordine di carcerazione emesso a marzo dell’anno precedente per evasione fiscale, riciclaggio e auto-riciclaggio, per un ammontare di circa dieci milioni di euro.

L’arresto, avvenuto mentre tentava di lasciare il territorio nazionale, fa luce su un sofisticato schema criminale legato alla cosiddetta “truffa dell’asfalto”, un modus operandi che ha preso di mira privati cittadini e piccole imprese altoatesine, lasciando dietro di sé un solco di inganno e danni economici.

Le indagini, avviate nel febbraio del 2023 sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bolzano e condotte dai finanzieri della compagnia di Merano, hanno svelato l’esistenza di una rete transnazionale criminale, con un nucleo composto principalmente da cittadini britannici e irlandesi, orchestrata da un cittadino italiano, specializzato in queste tipologie di frodi.

La primavera del 2024 ha segnato un’accelerazione delle operazioni, con l’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere, a testimonianza della pericolosità e della ramificazione dell’organizzazione.

Il meccanismo fraudolento si basava sulla presentazione, presso abitazioni e sedi aziendali, di offerte allettanti per lavori di asfaltatura di aree private, parcheggi e strade.
I prezzi proposti, significativamente inferiori a quelli di mercato, venivano giustificati con la narrazione di lavori precedenti nelle vicinanze e la necessità di smaltire un residuo di materiale bituminoso.
Questa narrazione, abilmente costruita e presentata da persone dall’aspetto curato e con marcato accento anglosassone, induceva le vittime ad accettare l’offerta, spesso senza la dovuta verifica.
La qualità dell’asfalto utilizzato si rivelava immediatamente scadente, deteriorandosi rapidamente e compromettendo l’integrità delle aree trattate, mentre i truffatori scomparivano, lasciando le vittime senza possibilità di risarcimento.

Per eludere le autorità e proteggere le proprie attività illecite, i responsabili hanno creato, in un arco di tre anni, ben nove diverse ditte individuali.
Questa frammentazione aziendale, unita alla sistematica omissione degli obblighi dichiarativi, ha permesso al gruppo di incamerare profitti illeciti stimati in oltre nove milioni di euro, veicolati attraverso conti correnti all’estero.
La creazione di una pluralità di entità legali, apparentemente indipendenti, rappresenta una tecnica sofisticata per depistare le indagini e rendere più complessa l’identificazione dei reali beneficiari dei proventi illeciti.

L’inchiesta in corso mira ora a ricostruire la complessa rete finanziaria e a individuare tutti i soggetti coinvolti, al fine di recuperare i beni illeciti e assicurare tutti i responsabili alla giustizia.

L’operazione evidenzia, inoltre, la necessità di una maggiore attenzione da parte dei cittadini e delle imprese, particolarmente in contesti economici fragili, e di una collaborazione più stretta tra le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie per contrastare efficacemente questo tipo di criminalità transnazionale.

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