La vicenda che coinvolge Carlo Vettori, ex presidente del consiglio comunale di Bolzano e figura di spicco in Fratelli d’Italia, si configura come un caso emblematico che solleva interrogativi complessi sulla dinamica familiare, il potere istituzionale e le implicazioni legali derivanti da accuse di maltrattamenti in famiglia.
Al centro dell’indagine, la testimonianza della moglie, ascoltata dal pubblico ministero Graziano Berti, che ha confermato le denunce precedentemente formulate.
La ricostruzione dei fatti, filtrata attraverso il suo legale, l’avvocato David Biasetti, descrive un quadro di tensioni protratte nel tempo, non caratterizzate da una sistematica violenza, ma segnate da ripetute occasioni di conflitto, spesso innescate da gelosie infondate, nonostante un accordo di separazione già in dirittura d’arrivo.
L’impatto della vicenda si amplifica se si considera il percorso politico di Vettori, che ha attraversato diverse formazioni, dalla Lega Nord, passando per un periodo come commissario di Forza Italia, fino all’approdo in Fratelli d’Italia.
Questa traiettoria politica, connotata da spostamenti ideologici e ruoli di responsabilità pubblica, contrasta con le accuse mosse nei suoi confronti, amplificando le ripercussioni mediatiche e la sensibilità dell’opinione pubblica.
L’incidente probatorio, un atto processuale volto a tutelare la delicatezza della situazione, ha permesso alla moglie di esporre le sue ragioni in un contesto protetto, mentre il figlio minore della coppia è stato ascoltato, in qualità di testimone indiretto di una realtà familiare apparentemente compromessa.
La gravità del quadro emerge dalla richiesta di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, accolta dal giudice, che ha imposto un perimetro di divieti stringenti: divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai familiari, impossibilità di comunicare con i figli e la compagna, e l’applicazione del braccialetto elettronico, un dispositivo che monitora costantemente la posizione del soggetto.
Le difese di Vettori, rappresentate dall’avvocato Gabriele Repetto, contestano fermamente le accuse, definendo la vicenda come una “lite familiare di natura privata, priva di qualsiasi forma di aggressione fisica o violenta”.
La negazione di Vettori stesso, che si dichiara innocente e nega di aver mai alzato “un dito” contro nessuno, non ha però impedito l’applicazione delle misure cautelari, segno della serietà delle accuse e della necessità di tutelare la vittima e i minori coinvolti.
L’episodio solleva interrogativi cruciali sulla convivenza civile, sulla fragilità dei rapporti familiari e sulla necessità di garantire protezione alle vittime di violenza domestica, anche quando si tratta di figure pubbliche con posizioni di potere.
Il braccialetto elettronico, in questo contesto, non è solo un dispositivo di controllo, ma un simbolo tangibile della necessità di un intervento istituzionale per prevenire ulteriori episodi di violenza e per favorire un percorso di responsabilizzazione e, auspicabilmente, di cambiamento.
La vicenda rimane aperta, in attesa di ulteriori sviluppi processuali che potranno fare luce sulla verità dei fatti e sulle responsabilità di ciascuna parte.










