Il Premio Campiello si evolve, aprendosi a nuove voci e prospettive in un’epoca segnata da chiusure ideologiche e un’eccessiva polarizzazione.
Laura Pariani, stimata autrice e vincitrice del Premio alla Carriera 2025, sottolinea come questo riconoscimento letterario, con la sua lunga storia, si stia trasformando per accogliere la ricchezza e la diversità della scrittura contemporanea.
Un’apertura che, a suo avviso, rappresenta un segnale di speranza, auspicando che i detentori del potere politico ed economico trovino ispirazione e comprensione nel profondo dell’esperienza umana narrata dalla letteratura.
Il valore della narrativa, secondo Pariani, risiede nella sua capacità di sondare l’inconscio collettivo, rivelando quelle fragilità e complessità che spesso sfuggono alle semplificazioni del discorso politico ed economico.
La letteratura, in questo senso, offre uno specchio sull’umanità, svelando le sue contraddizioni e le sue aspirazioni più intime.
Questo tema della voce, del racconto e della memoria è centrale anche nel suo romanzo più recente, *Primà*.
Ispirato alla figura di Eva, la madre di tutti, il libro riprende il racconto biblico della Genesi per esplorare la sua storia oltre l’episodio del peccato originale.
Pariani immagina una Eva millenaria, depositaria di un fardello di esperienze e di un dolore silenzioso, soffocata dal peso del patriarcato e dalla marginalizzazione della sua voce.
Il romanzo è un tentativo di restituire a Eva una dignità narrativa, offrendo una prospettiva inedita sulla sua esistenza e sulla sua eredità.
L’importanza del racconto si estende anche al ruolo che esso assume nella sopravvivenza della memoria e nella liberazione dalle ferite del passato.
Pariani, profondamente sensibile alla condizione delle vittime, sottolinea come il silenzio possa rappresentare una forma di annientamento, mentre la narrazione offre l’opportunità di riappropriarsi della propria storia e di trarre forza dalla condivisione del dolore.
Riflettendo sulla sua esperienza con il Premio Campiello, Pariani ne esalta la libertà intellettuale e la capacità di valorizzare la diversità delle voci.
A differenza di altre manifestazioni letterarie, dove le dinamiche di potere e le aspettative esterne possono influenzare il giudizio, il Campiello si presenta come un luogo di autentica apertura e di riconoscimento del valore intrinseco dell’opera.
Tra i cinque libri finalisti del 2025, Pariani ne ha approfondito solo alcuni, esprimendo interesse per le diverse prospettive e i modi di scrivere che emergono.
La competizione si preannuncia stimolante e ricca di spunti di riflessione, testimoniando la vitalità e la pluralità del panorama letterario italiano contemporaneo.
Il Premio Campiello, dunque, non è solo un riconoscimento individuale, ma un simbolo di apertura, coraggio e fiducia nel potere trasformativo della narrazione.

