Nel 2025, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una sfida critica per la salute pubblica in Italia, con implicazioni demografiche e socio-sanitarie di rilevante entità.
Un’analisi condotta dall’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) evidenzia una situazione allarmante, con proiezioni di mortalità attribuibile al particolato fine (PM2.5) che persistono a livelli preoccupanti.
A Trento, una delle 27 città italiane oggetto di studio, l’Isde stima un tasso di mortalità per cause naturali legato all’esposizione al PM2.5 nella popolazione adulta (età pari o superiore a 30 anni) pari al 7%.
Questo si traduce in un intervallo di decessi stimati tra i 41 e i 62, una variabilità derivante dalla diversa applicazione degli indici di stima.
La proiezione si inserisce in un quadro nazionale che presenta numeri ancora più drammatici.
L’associazione Isde, attraverso un’analisi approfondita che ha richiesto dati da diverse agenzie e che ha considerato 57 stazioni di rilevamento distribuite sul territorio nazionale, ipotizza un totale di 6.731 decessi in Italia attribuibili a patologie esacerbate dall’inquinamento atmosferico.
Questa stima, tuttavia, è caratterizzata da un ampio intervallo di incertezza, che la colloca tra i 5.048 e i 7.572 decessi.
Il particolato fine, agenti inquinanti microscopici, con dimensioni inferiori al diametro di un capello umano, agisce come un potente fattore di rischio per una vasta gamma di malattie, tra cui patologie cardiovascolari, respiratorie e persino disturbi neurologici.
L’impatto sulla mortalità è particolarmente grave nella popolazione più anziana e in quelle con preesistenti condizioni di salute.
L’analisi dell’Isde rivela che il sovraccarico medio di mortalità legato all’inquinamento atmosferico in Italia raggiunge l’8% di tutte le cause di decesso non traumatiche nella popolazione adulta.
Questa percentuale varia significativamente da regione a regione, con picchi del 14% a Milano e valori minimi del 2% a Cagliari, sottolineando come la distribuzione geografica delle fonti di inquinamento e le caratteristiche demografiche delle popolazioni contribuiscano a creare scenari di rischio differenti.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dall’elevata concentrazione di biossido di azoto (NO2), un inquinante primariamente derivante dal traffico veicolare.
La situazione è particolarmente critica a Napoli, Palermo e Genova, dove si registrano numerosi giorni di superamento dei limiti consentiti.
Pur rimanendo al di sotto della media massima annuale di 40 µg/m³, con un valore stimato a 31 µg/m³, anche Trento presenta un numero di giorni di sforamento (24) che merita attenzione, evidenziando la necessità di interventi mirati per migliorare la qualità dell’aria urbana.
La complessità della questione richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga politiche di mobilità sostenibile, investimenti in tecnologie pulite e campagne di sensibilizzazione pubblica.









