La vicenda, di inaudita gravità e portata transnazionale, solleva interrogativi profondi sul degrado morale e sulla pervasività dei social media come vettore di abusi indicibili.
L’uomo, un trentacinquenne residente in Alto Adige, si è reso protagonista di un atto di violenza sessuale nei confronti del suo neonato figlio, immortalando l’episodio con un dispositivo mobile e diffondendolo, con una spietatezza agghiacciante, sulla piattaforma TikTok.
L’innesco dell’indagine ebbe origine negli Stati Uniti, dove le autorità, intercettando il contenuto incriminatorio, prontamente segnalarono l’accaduto alla polizia postale italiana.
Questa comunicazione, di cruciale importanza, diede inizio a un’operazione investigativa complessa, condotta sotto la direzione della Procura distrettuale di Trento, che in tempi rapidi riuscì a identificare e localizzare il responsabile.
Il percorso giudiziario, fino ad ora, ha visto l’uomo condannato in primo grado e in appello a dieci anni di reclusione dal tribunale di Bolzano.
Tuttavia, la sentenza è stata impugnata dalla difesa davanti alla Corte di Cassazione.
La Suprema Corte, in una decisione di fondamentale rilevanza giuridica, ha stabilito che, in caso di violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima sia minore dei dieci anni, la competenza giurisdizionale spetta alla Corte d’Assise, un organo giudiziario di maggiore composizione e poteri, anziché al tribunale in composizione collegiale.
Questa correzione interpretativa mira a garantire una valutazione più approfondita e ponderata della gravità del reato, tenendo conto delle peculiarità psicologiche e legali legate alla vulnerabilità della vittima.
L’episodio non si limita ad essere una tragedia personale per la famiglia coinvolta, ma rappresenta un campanello d’allarme per l’intera società.
La diffusione di immagini di abusi sui social media evidenzia la necessità di rafforzare i controlli sulle piattaforme digitali, migliorare l’educazione all’uso consapevole dei media e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei minori.
L’imminente nuovo processo, in Corte d’Assise a Bolzano, previsto per il 30 gennaio, si preannuncia come un momento cruciale per l’amministrazione della giustizia e per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su una piaga che richiede un impegno collettivo e una risposta culturale incisiva.
La gravità del crimine trascende i confini nazionali, sollevando interrogativi su responsabilità, protezione dei minori e sulla necessità di un nuovo patto sociale nell’era digitale.








